sabato 14 novembre 2020

Is Cioffus - Bidda Mores - Scillaras (Sarroch/Capoterra)

Da qualche anno desideravo vedere il canyon di Is Cioffus nel territorio di Sarroch, ma ogni volta che proponevo l'escursione la risposta era sempre la stessa: "Non ci arrivi con la tua macchina, è una strada di me**a". Stavolta ho approfittato di una voce che girava di recente secondo la quale la strada sarebbe stata sistemata, quindi, anche considerato che l'auto che mi porta non è la mia, ho colto la palla al balzo.

Naturalmente le voci sono spesso infondate, e gli ultimi quattro chilometri fino all'attacco del trekking sono a dir poco problematici per un'utilitaria. In ogni caso siamo arrivati intatti alla fine della strada sulla diga Monte Nieddu e abbiamo parcheggiato in località Medau de Spagnolu. 

La direzione è  Nord Ovest. Seguiamo il letto asciutto del torrente Canale de Villa Moras giocando a "che pianta è questa?" e umiliandoci a vicenda quando la risposta non è corretta. E' certo tuttavia il motivo per il quale la collina alla nostra sinistra è detta punta Sa Carrubba, il territorio è infatti ricco di bei carrubi. Qui incontriamo anche pochi resti di una vecchia teleferica per il trasporto del legname e le prime pareti verticali che affiancano il letto del fiume.

Arriviamo in uno spiazzo sormontato da rocce rosse e grigie, in fondo al quale le alte pareti chiudono lo splendido canyon sul Riu Is Cioffus. Le strette murate verticali si aprono su un anfiteatro meraviglioso. Il sole accende di rosso l'alta parete di fondo creando uno splendido contrasto col verde della vegetazione sottostante e l'ombra proiettata dal canyon. Non voglio dire eresie, ma quella parete rossa che compare all'improvviso mi ha riportato con la mente a Petra. Dopo una breve sosta per ammirare in silenzio questo spazio meraviglioso (conosciuto a ragione come Gorropeddu del Sud) passiamo il torrente che scroscia scendendo gradini di pietra e ci addentriamo nel bosco.

In questo tratto la vegetazione è più rigogliosa, gradi ginepri (forse i più grandi che abbia mai visto) si alternano ai lecci secolari e ci accompagnano fino al valico di pietra verso Bidda Mores. Lasciamo il corso del torrente e saliamo seguendo una carrareccia bordata di corbezzoli carichi di frutti perfetti e deliziosi, ne approfittiamo senza esagerare ed arriviamo al punto più alto del percorso dove ci fermiamo per il pranzo. Qualche risata in compagnia poi inizia la discesa.

Anche su questo versante la vista è magnifica, in particolare le rocce di Meriggiu e Tiriaxeddu. Verso la fine della discesa incontriamo in prossimità del Canale Is Scillaras la strada che potrebbe essere un punto di partenza alternativo per questo anello, ma sulla percorribilità della quale non ho informazioni. Dovrebbe essere la stessa via che porta vicino ai resti dell'aereo DC-9 caduto nel '79. 

Seguendo il Canale Is Scillaras verso Sud incontriamo due delle tre "baracche" dei cacciatori viste lungo il cammino, ne approfittiamo per sederci a riposare qualche minuto, contenti di aver scelto il sabato per questo bel giro. La domenica questa zona pullula di doppiette, meglio evitare. Arriviamo alle macchine contenti, un po' d'apprensione per il tratto di strada dissestata che ci attende ma superato quello arriviamo sereni a casa, dove col sorriso preparo lo zaino per la nuova avventura dell'indomani. 


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Note: in piccoli tratti il GPS del tracciato ha fatto un salto, il sentiero però è evidente. In periodo di piogge è possibile si debbano trovare piccole varianti rispetto al tracciato




domenica 8 novembre 2020

Badde Salighes - Oasi Mularza Noa - Ortachis (Marghine)

Questa domenica di novembre ci porta sui monti del Marghine, nel territorio del comune di Bolotana, per un'escursione poco impegnativa ma ricca di suggestioni. L'idea è quella di partire con una visita a Villa Piercy in località Badde Salighes, tuttavia riusciamo ad ammirare la tenuta solo dall'esterno in quanto l'affluenza dei turisti e gli orari delle visite guidate non si conciliano con la nostra tabella di marcia. 

Si tratta di una villa in stile inglese progettata e costruita da Benjamin Piercy, ingegnere britannico che nel XIX secolo fu incaricato della costruzione della rete ferroviaria sarda. Il giardino di quattro ettari, sempre in stile inglese, ospita specie alloctone come il bosso e il cedro dell'Himalaya, oltre alle piante tipiche di queste montagne che incontreremo lungo i sentieri.

Raggiungiamo  con le auto la località Ortachis, il programma prevede un primo anello che ci porterà verso le vette, il rientro per il pranzo e subito dopo un secondo anello in esplorazione nell'oasi di protezione faunistica Mularza Noa. Sin dall'inizio, orientandoci (più o meno) con un tracciato di "Giradore", percorriamo la campagna e il bosco addentrandoci senza seguire alcun sentiero, solo a tratti ci capita di camminare su terreni già calpestati. Le parti boscose sono comunque aperte, senza rovi o sottobosco che intralcino il cammino. 


La prima parte è caratterizzata da terreno roccioso basaltico irregolare e ci si diverte a balzare da un masso all'altro verso le cime. Ci addentriamo quindi in un basso bosco di roverelle, i licheni che ne coprono l'intera superficie danno loro un aspetto antico, quasi da favola. Arrivati a Punta Palai (1200m) ci fermiamo ad esplorare il cuile e i muretti a secco che si appoggiano ad un alto sperone roccioso che, neanche a dirlo, ci attira magneticamente verso la sua sommità. Qualche "foto profilo" poi verso una seconda vetta vicinissima per ammirare il panorama sulle vallate, quindi si rientra nel bosco per tornare ad Ortachis. 

Nell'ultimo tratto percorriamo un lungo viale alberato, una brezza leggera e continua fa fluttuare le foglie che cadono ricoprendo i verdi prati ombreggiati, qui vicino un ponticello sotto il quale scorre un torrente. Sembra quasi di vivere  le pagine di un libro di Forster, manca solo un calessino che passa portando una dama in abiti ottocenteschi col suo cesto da picnic. Forse per l'ambientazione piacevole o perché già da qui intuiamo che la zona ristoro in prossimità delle auto è troppo affollata, ci fermiamo per il pranzo e beviamo qualche bicchiere di vino per festeggiare il compleanno di una compagna di cammino.


Bevuto e mangiato in abbondanza ci dirigiamo verso Mularza Noa, qui il bosco è più fitto, gli alberi più alti e vari. Passiamo sotto enormi agrifogli, alti anche trenta metri, e incontriamo grandi tassi punteggiati di frutti rossi tanto invitanti quanto pericolosi. Guadiamo più volte il Riu Biralotta seguendone il corso che dovrebbe portarci ad ammirare una piccola cascata, tuttavia la siccità ci concede solo di immaginarne il salto. In periodo di piogge dev'essere uno spettacolo. 

Vista l'ora decidiamo di ridurre di poco il cammino e traversiamo l'ultimo tratto di bosco. Le ombre crescono, il muschio sulle rocce riprende l'umidità dell'aria e i raggi del sole pallido filtrano bassi nel bosco autunnale facendo brillare le tele dei ragni. La degna conclusione di una splendida giornata dopo grandi risate in ottima compagnia.

Auguri Eli, e grazie.


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NB: non avendo seguito i sentieri ci è capitato in un paio di occasioni di dover saltare una rete metallica.


lunedì 26 ottobre 2020

Foresta Corongia. Grutta de Perdu - Su Campanili - Is Breccas (Gadoni)

Frugando sui gruppi Facebook dedicati a trekking mi è capitato spesso di vedere foto di "Su Campanili" e quando un amico ha proposto una domenica in escursione a Foresta Corongia ho subito accettato, curioso di ammirare il pinnacolo di persona. Immaginavo una lunga e bella camminata in un bel bosco e l'affaccio sul monumento naturale, ma le mie aspettative sono state ampiamente superate dagli scorci meravigliosi e dalla natura rigogliosa e sorprendente delle montagne di Gadoni.

Siamo partiti da Madonna di Buzzoni, anche se avremmo potuto lasciare le auto un chilometro più avanti evitando il primo tratto a bastone su strada. Poco dopo la partenza si arriva ad un pianoro dal quale si apre la vista sull'ampia vallata sottostante, velata solo dalle fronde degli alberi. L'autunno si mostra in tutti i suoi colori e il foliage degli alberi macchia di giallo e rosso i verdi versanti che accompagnano il Flumendosa. Quella sensazione di gioia consapevole che generalmente arriva alla fine del trekking e la soddisfazione che deriva dall'aver scelto "il posto giusto", questa volta le proviamo quasi subito dopo la partenza.

Siamo esattamente sopra sa Grutta de Perdu, imbocchiamo un breve sentiero in discesa verso la vallata per vedere la grotta. E' una Stiddiosa in miniatura, dalla sommità lo stillicidio disegna una tenda di brillanti sull'ingresso, ci avviciniamo per constatare che la grotta è allagata.


Con tutta probabilità da qui sarebbe possibile proseguire verso la base della parete di Lattinazzu, tuttavia, a causa dell'acqua che rende il terreno poco praticabile, torniamo sui nostri passi verso la sommità della grotta e prendiamo da li il sentiero segnato da qualche omino. Un breve tratto sotto parete poi entriamo nel bosco che ci porta ad un altro sentiero più a valle che seguiamo fino a passare Riu Stolargiu. Lungo questo sentiero passiamo alcuni rivoli d'acqua (troppo piccoli anche per essere chiamati ruscelli) e incontriamo diverse aree umide e a tratti fangose. Il sottobosco si stringe sul sentiero che tuttavia resta facilmente percorribile.

Una volta rientrati sulla sterrata, presso funtana Biduladu invertiamo la marcia verso Nord Ovest salendo sulla sommità del dirupo Lattinazzu, una grande parete di roccia calcarea che strapiomba a valle per un centinaio di metri togliendo il fiato a chi si avventura verso il bordo. Percorrendo il limitare del precipizio troviamo finalmente due punti da cui ammirare il pinnacolo su Campanili, si tratta di due piccole cenge esposte e non consigliate a chi soffre di vertigini. 

La vista è spettacolare, esaltata forse da quel formicolio dato dall'altezza che un po' impressiona. Il pinnacolo di Su Campanili (nelle carte erroneamente riportato come su Campalini), svetta maestoso e un po' irriverente, sembra quasi fare un gestaccio a chi lo ammira per dire "non arriverai mai a toccarmi!".

Riluttanti ad abbandonare la zona camminiamo nel bosco parallelamente alla sterrata, che raggiungiamo prima della prossima deviazione programmata che ci porterà a sa Brecca de is Casteddos. Anche un semplice tratto di bosco qui non è mai banale, iniziamo a trovare i primi leccini e la cesta aumenta di peso. Troviamo splendidi agrifogli, i rari tassi (macabramente conosciuti come "alberi della morte"), edera rampicante con fusto dal diametro di mezzo metro, e i corbezzoli ricoperti di fiori e frutti sembrano quasi preannunciare il Natale.

Arrivati a Is Breccas (termine che sta ad indicare grotte, buchi nei muri, fessure tra rocce), lo spirito dell'esploratore ci costringe a dividerci per curiosare tra anfratti senza uscita, passaggi sotto roccia con scale nascoste che conducono a panorami imperdibili, vecchi rifugi dei pastori e piccoli canyon. Ci divertiamo come bambini, poi a malincuore riprendiamo la via del rientro. La cesta dei funghi è ormai piena, si spartisce prima di risalire in auto, così portiamo a casa un souvenir della splendida giornata.


>>TRACCIATO DEL PERCORSO<<

lunedì 19 ottobre 2020

Lungo la Ferrovia del Sulcis verso la miniera Rosas (Narcao)


Ancora una splendida domenica sui sentieri della Sardegna. Lasciamo le auto dopo il ponte sul Rio Mannu che divide i territori di Narcao e Nuxis, in prossimità della diga Bau Pressiu. Nella prima parte del cammino percorreremo il tratto più suggestivo delle ex linea ferroviaria del Sulcis, tornando indietro nel tempo di un secolo ed immaginando le locomotive diesel che sferragliavano tra strette pareti di roccia ed alti viadotti. 

La progettazione di questo tratto ferroviario a scartamento ridotto risale ai primi anni del '900. A causa della prima guerra mondiale essa fu tuttavia messa in opera dalle Ferrovie Meridionali Sarde (FMS) solo nel 1926. Il tratto visitato (tratta da Siliqua a Narcao) fu chiuso nel 1968, a causa della costruzione della diga di Bau Pressiu. Il progetto per una variante della linea che avrebbe permesso di aggirare a monte l'invaso rimase su carta, ciò avviò di fatto il declino e poi la chiusura dell'intera rete FMS sulcitana. 

Il nostro trekking percorre la parte centrale della ferrovia che portava dalla stazione di Campanasissa a quella di Terrubia. Appena partiti entriamo in un breve tratto di galleria e capiamo subito che sarà un'escursione interessante. Passiamo diversi viadotti e piccoli sbancamenti della montagna che ci danno la sensazione di traversare dei mini canyon di rocce rosse. Arriviamo quindi al viadotto più bello quello che passa sul Riu de su Tronu, ma che è conosciuto come il "viadotto del Riu de Fundus". È il più alto e il più bello tra quelli costruiti sull'intera linea, 30 metri d'altezza con 5 archi di 14 metri,  una vera opera d'arte.

Dopo circa un chilometro lasciamo la vecchia ferrovia e deviamo verso nord seguendo s'Ega de su Concali Arrubiu, un tratto del Cammino Minerario di S.Barbara che percorriamo in senso inverso. Una salita sterrata ci porta fino ai ruderi di una grande tramoggia di carico e un po' più avanti troviamo la deviazione verso la miniera Rosas. La salita termina a Ega de Fenugus, da qui il panorama si apre sulle vallate sottostanti e sulle strutture della miniera, una breve pausa contemplativa, poi iniziamo la discesa verso Rosas. 

In questo tratto la strada sterrata taglia la vegetazione boschiva, principalmente lecci, e in questa stagione è facile trovare a bordo strada funghi di vari tipi. Decidiamo di non coglierli anche se il pensiero di un saporito stufato o di una frittura dorata attiva il tarlo della fame, ma è ancora troppo presto per il pranzo. 

Quando arriviamo alle prime strutture dell'area mineraria si capisce subito che il sito è curatissimo e si percepisce l'impegno di chi lo gestisce. La miniera iniziò la sua attività a metà del XIX secolo, vi si estraevano piombo, zinco e rame. La crisi del 1980 portò alla chiusura ed alla successiva riqualificazione a fini turistici. Sono presenti diverse aree sosta, un'area giochi, un bar-ristorante e, poco lontano, l'ostello che intercetta i pellegrini del cammino minerario. 

Vale sicuramente la pena entrare nella miniera, purtroppo i nostri tempi per il rientro non si conciliano con gli orari delle visite guidate. Un motivo in più per tornare ad ammirare il museo geo-mineralogico e storico ed entrare nella galleria di Santa Barbara. Ci accontentiamo per ora di vedere dall'esterno i fabbricati per l’estrazione, la lavorazione e lo stoccaggio del minerale e sbirciamo dietro le grate da cui partono le gallerie. 

Dopo aver ripercorso i nostri passi per un tratto, sulla via del ritorno deviamo verso l'ex miniera di ferro di Truba Niedda  e la sorgente Mitzarxiu, anche qui possiamo godere di bellissimi scorci sulle vicine vette mentre scendiamo lungo il Riu de Su Tronu. Passiamo quindi sotto lo splendido viadotto sul quale avevamo camminato in mattinata, visto da sotto è ancora più impressionante. L'ultimo tratto ci regala qualche faticoso saliscendi fino al guado del Riu Mannu e le distese di rosmarino fiorito ci accompagnano col loro profumo alla chiusura dell'anello.

Il percorso è semplice, i sentieri lungo il primo e l'ultimo tratto sono puliti e facilmente percorribili. Per tutta la parte centrale si cammina su sterrata ma il panorama aperto e gli splendidi scorci garantiscono un'escursione piacevolissima.


>>TRACCIATO DEL PERCORSO<<


martedì 22 settembre 2020

Baunei - Passeggiata sul Golgo / Trekking a Pedra Longa e Pittaine

Il territorio di Baunei è ricchissimo di percorsi mozzafiato e se si vuole camminare sui sentieri in tranquillità nella stagione estiva, evitando sovraffollamenti, si possono scegliere itinerari meno battuti lasciando alla stagione più fresca le escursioni verso le cale più note. È ciò che abbiamo fatto in questo fine settimana di settembre. 

Il pomeriggio del sabato è dedicato ad una passeggiata al Golgo tra Su Sterru e Genna S'armentu, la domenica tutta impegnata in un bel trekking ad anello con partenza da Santa Maria Navarrese verso Pedra Longa, Monte Oro e Pittaine. Quando si dispone di un fine settimana da spendere sui sentieri ma non si riesce ad organizzare una due giorni di trekking è una buona idea dedicare del tempo alla visita di siti d'interesse (archeologico, naturalistico, culturale) nella zona in cui si è deciso di camminare. 

Nel nostro caso abbiamo potuto ammirare "As Piscinas", una serie di vasche naturali di basalto nelle quali l'acqua che ristagna in tutte le stagioni consente agli animali dell'altipiano di dissetarsi. Il contrasto tra la colata basaltica che ha generato queste vasche naturali e il calcare che caratterizza tutta l'area montana di Baunei rende il sito molto interessante. Una brevissima passeggiata a piedi ci porta a Su Sterru, la voragine a campata unica più profonda d'Europa, ben 270 metri separano il bordo boscoso dal profondissimo fondo, impressionante. 

La leggenda vuole che la voragine fosse la tana di un mostro non tanto diverso dai draghi medievali: lo Scultone. Due minuti di macchina per arrivare in zona Genna S'Armentu dove possiamo ammirare una conformazione rocciosa che ricorda le maschere tipiche del carnevale barbaricino, una seconda voragine (Su Sterrigeddu) che si apre non lontana dal sentiero, e il nuraghe Albu. Carichi per la giornata successiva che ci richiederà molto più impegno, beviamo, mangiamo e... ribeviamo.


Il trekking della domenica parte dall'Ostello Belvedere di S.Maria Navarrese, il sentiero che porta a Pedra Longa è semplice ma molto suggestivo e segue la costa regalando un magnifico panorama. Già dopo due chilometri si inizia a vedere Pedra Longa che si staglia in lontananza e da qui resterà sempre visibile per indicarci la prima tappa. Presto anche l'imponente parete di Su Mulone inizia a riempire il paesaggio e attira lo sguardo di chi sogna un'arrampicata. Dal sentiero è possibile accedere alle spiagge di Follò e Sa Trenpa 'e su Lettu, ma noi abbiamo ancora strada da fare. 


Da Pedra Longa l'unico modo di raggiungere l'attacco del secondo sentiero che vogliamo seguire è quello di percorrere circa tre chilometri d'asfalto, troppo orgogliosi per chiedere un passaggio facciamo tutta la salita fino a Uttollo dove imbocchiamo la carrareccia per Monte Oro. Salendo di quota possiamo godere di una splendida vista sulla vallata e su Gennargentu e Supramonte. Arrivati su Monte Oro facciamo una breve pausa per il pranzo e per esplorare i dintorni, la vista si apre anche verso Est, il mare brilla assieme allo stagno di Tortolì e la stanchezza per la salita sparisce in un attimo.

Da qui parte il sentiero che ci porterà a Pittaine, la prima parte fiancheggia il Monte Scoine e man mano che ci si avvicina all'ultima vetta il suolo terroso lascia spazio al calcare a tratti conformato a lame. Arrivati alla croce ci concediamo un breve momento meditativo con lo sguardo che corre dal meraviglioso golfo all'anfiteatro naturale di Pedra Idda, poi percorriamo la ripida discesa verso l'altare di Surrele. Questa parte del sentiero è stata aperta nel 2014 da un gruppo di volontari che ha installato la croce in vetta e (un anno dopo) le varie stazioni della Via Crucis. Oggi è molto frequentata anche da turisti che partendo da S.Maria Navarrese sopportano una dura salita pur di godere di una vista mozzafiato sull'Ogliarta. L'ultima parte del sentiero che ci porta all'arrivo e semplice e ci accompagna in scarico alle auto. 

Questa uscita un po' alternativa tra "gite", sentieri bellissimi, asfalto, mare e montagna, è perfetta per chi voglia trascorrere un fine settimana nella natura senza impegnarsi in un trekking di due giorni e voglia scegliere, in base all'umore o alle proprie forze, quanto tempo impegnare sui sentieri e quanto a crogiolarsi nelle splendide spiagge dell'Ogliastra.



>>TRACCIATO DEI SENTIERI<<

giovedì 3 settembre 2020

Barigadu - trekking dall'oasi di Assai a Sa Crabarissa (Nughedu S.Vittoria - Neoneli)

La conoscenza di nuovi territori, il desiderio di calpestare nuovi sentieri e la meraviglia di scoprire paesaggi sorprendenti e comunità accoglienti è l'essenza del trekking. Ciò rende questa escursione ancor più preziosa rispetto alle mete più note del trekking in Sardegna. Approfittando di un invito dell'amico Giampaolo Miscali, che ci ha accompagnati nello splendido territorio del Barigadu, decidiamo di passare una giornata tra i sentieri di Nughedu S.Vittoria e Neoneli (con piccola incursione in territorio di Austis). 


L'attacco è all'ingresso dell'oasi naturalistica di Assai, qui è possibile incontrare daini e cervi ed ammirare l'aquila reale che nidifica in zona. La ricca varietà faunistica del territorio garantisce piacevoli incontri con animali di varie specie, come la splendida natrice viperina che abbiamo visto nuotare nella fonte Su Fustiarbu. Subito dopo la partenza una bella vista sui graniti del monte Intrecrastos ci fa capire che sarà una bella escursione, ancora un breve tratto di sterrata arriviamo al complesso Sas Olias, ed al piccolo museo naturalistico che vale la pena visitare. 


Poco più avanti un punto panoramico ci concede la vista sulla splendida vallata dove i laghi Omodeo e Benzone riflettono l'azzurro del cielo terso, da qui vediamo anche la prima vetta che dovremo raggiungere: Pranu (M. S. Vittoria). Passato un suggestivo pinnettu in stile barbaricino, diverso da quelli tipici di questa zona che sono costruiti interamente in pietra, prendiamo s'Iscala 'e su Marghinesu per arrivare in vetta. 


Si tratta di uno splendido sentiero in un fitto bosco di lecci, arricchito da grandi conformazioni rocciose estremamente suggestive, che ci porta al vecchio recinto che fino a qualche tempo addietro ospitava i cervi destinati al ripopolamento dell'area, che ora girano liberi nell'oasi naturalistica. Arrivati alla vedetta di Pranu e scambiate due chiacchiere con la guardia, possiamo ammirare lo splendido panorama. Qui attorno, non lontano dal punto trigonometrico segnato, qualche traccia di ossidiana ci conferma che in questo luogo veniva fatta la lavorazione della roccia nera del Monte Arci. 


Proseguendo sul sentiero 511 ammiriamo una buona varietà di vegetazione: pioppi, roverella, quercia da sughero, lecci e raggiungiamo una seconda struttura (temporaneamente chiusa) del museo faunistico dell'oasi di Assai, dove una ricostruzione in scala delle vecchie carbonaie ci fa ripensare alle fatiche dei nostri padri.  Considerato il passo veloce, decidiamo che vale la pena allungare il tragitto per vedere "Sa Crabarissa". Poco prima dell'arrivo a Funtana Assai teniamo la destra proseguendo sul sentiero 511 e dopo un tratto di bosco nel quale scorgiamo alcune aree attrezzate che ci serviranno al rientro per il pranzo, usciamo su un tratto panoramico e ammiriamo spettacolari rocce con strane fogge. 


Arriviamo finalmente al monumento naturale Sa Crabarissa, così chiamato per la sua forma che ricorda una donna che indossa l'abito tipico di Cabras secondo la leggenda innamorata di un pastore di questo territorio ma non corrisposta, quindi pietrificata dal dolore. Il monumento è imponente e spettacolare, è possibile arrivare alla sua base e riposare all'ombra di una grotta formatasi dal crollo di un enorme lastrone granitico. 


Torniamo indietro verso il percorso programmato e prendiamo il sentiero Su Fustiarbu, percorriamo la sterrata fino all'omonima fontana dove ci rinfreschiamo. Dirigendoci verso la chiusura dell'anello arriviamo al museo ed ammiriamo diversi esemplari impagliati della fauna locale, una piccola esposizione di rocce, cristalli e fossili, e una varietà di sezioni di alberi tipici della zona. 


Scambiate due chiacchiere con la guardia al museo chiudiamo l'anello e ci prepariamo, soddisfatti, per il rientro. La degna conclusione di una splendida giornata sarà ad Ardauli davanti ad una birra fresca, a scambiarci impressioni sul territorio. 



lunedì 24 agosto 2020

Miniere di ferro "Su Enturgiu" e nuraghi Crastachesu e Ameddosu (Montiferru)

Quando la voglia di trekking è impellente ma il caldo scoraggia i compagni di cammino, non resta che cedere ad un'uscita in solitaria con partenza prima dell'alba. La fortuna di abitare ad un passo dal mare e a due dalla montagna e di poter raggiungere con facilità diversi siti di interesse archeologico, agevola non poco la mia decisione. Metto gli scarponi e studio un trekking ad anello tecnicamente semplice ma che mi consentirà di fare un viaggio nella Storia dal Neolitico alla metà del '900.

Con il sole che deve ancora affacciarsi ad Est, mentre S'Archittu dorme, arrivo con la macchina in località Columbaris. L'unica persona che incontro è un pastore che mi dà il buongiorno e sposta gentilmente le capre dalla stretta stradina che mi porta all'attacco. 

Il primo tratto di carrareccia mi porta in poche decine di minuti di camminata silenziosa fino al nuraghe Crastachesu. Si tratta di un nuraghe a torre posizionato sull'orlo di un costone roccioso che domina la piana sottostante e consente la visuale su un buon tratto di costa. Sebbene sia parzialmente crollato è ancora possibile accedere all'interno ed ammirare due grandi architravi provando ad immaginarne la struttura interna originaria. Vista la magia del luogo aspetto che il sole inizi a colorare la costa e ad accendere di blu il mare di Torre del Pozzo, poi proseguo per il nuraghe successivo.

Dopo poco più di due chilometri arrivo al nuraghe Ameddosu, al contrario del precedente questo è visibile dal sentiero anche a distanza in quanto ubicato in una posizione più elevata, è quindi facile raggiungerlo ma non altrettanto arrivare a toccarlo. Pur avendolo a pochi metri ho impiegato del tempo per individuare il vecchio e breve sentiero che porta alla base del nuraghe. Qualche graffio di rovo è il piccolo prezzo da pagare per arrivare alla sommità della struttura, dalla quale si può godere di uno splendido panorama su tutta la marina di Cuglieri. 

Mi ripeto ancora una volta che i nostri antenati sapevano scegliere bene le località in cui costruire e insediarsi. Anche questo nuraghe è a torre e la presenza nelle vicinanze di una serie di strutture murarie circolari fa presumere fosse al centro di un villaggio nuragico. Non sono tanto esperto da poterlo confermare e non ho trovato documentazione di supporto, ma tali strutture mi sembrano a prima vista differenti dai tipici "anniles" (o pinnetti) dei pastori.

Torno indietro fino al sentiero principale ed in poco più di un chilometro faccio un salto in avanti nel tempo di quattromila anni fino alle miniere di Su Enturgiu (o di Monte Ferru). Già gli spagnoli provarono a sfruttare le risorse minerarie della zona, ma fu nella seconda metà dell'ottocento che vennero scavate le prime gallerie e nel secolo successivo, con la concessione ottenuta dalla "Società Anonima Industrie Minerarie ed Elettriche" (SAIME), furono costruiti gli edifici e le infrastrutture necessarie all'attività mineraria di cui incontro le suggestive rovine lungo il cammino.

La parte più emozionante di questo tratto è tuttavia la ricerca degli ingressi delle gallerie, ne ho trovati solo due dei quattro più accessibili: il primo sulla carrareccia (segnato da un omino di pietre) completamente allagato, il secondo trovato quasi per caso mentre provavo ad infilarmi nella vegetazione per ritrovare il vecchio sentiero che gira attorno a Monte Ferru. 

Le piante che hanno invaso il sentiero mi hanno costretto ad una piccola arrampicata su alcune rocce e mi sono ritrovato proprio sopra l'ingresso della miniera. Ridisceso ho potuto sbirciare dentro al buio tunnel senza poter vedere il fondo e senza osare avventurarmi all'interno, sia par la pericolosità insita in tutti i vecchi tunnel minerari, sia per il fatto che il terreno era coperto da fango e acqua.

Soddisfatto dalle bellezze e dalle curiosità incontrate lungo il mio giro percorro il sentiero che da questo punto è più pulito, passando per tratti di bosco e radure soleggiate verso il punto in cui posso decidere se salire verso "Su Palatu": un vecchio edificio tardo medioevale i cui ruderi sono situati in una posizione panoramica mozzafiato. Io decido di proseguire verso casa, ma chiunque volesse avventurarsi verso questo posto meraviglioso può trovare le indicazioni e il tracciato in un mio vecchio post cliccando QUI (rif: km 5.8).

A mezza mattina il sole si fa sentire ma io sono già sulla via di casa con un sorriso stampato, un po' di stanchezza e dieci chilometri in più negli scarponi.



>>TRACCIATO<<

Attenzione: Se seguite questo tracciato tenete conto del fatto che la ricerca del sentiero presso la seconda galleria è stata un po' difficoltosa e che attorno al km 6.8 ho provato una variante che si è dimostrata senza uscita.