lunedì 19 ottobre 2020

Lungo la Ferrovia del Sulcis verso la miniera Rosas (Narcao)


Ancora una splendida domenica sui sentieri della Sardegna. Lasciamo le auto dopo il ponte sul Rio Mannu che divide i territori di Narcao e Nuxis, in prossimità della diga Bau Pressiu. Nella prima parte del cammino percorreremo il tratto più suggestivo delle ex linea ferroviaria del Sulcis, tornando indietro nel tempo di un secolo ed immaginando le locomotive diesel che sferragliavano tra strette pareti di roccia ed alti viadotti. 

La progettazione di questo tratto ferroviario a scartamento ridotto risale ai primi anni del '900. A causa della prima guerra mondiale essa fu tuttavia messa in opera dalle Ferrovie Meridionali Sarde (FMS) solo nel 1926. Il tratto visitato (tratta da Siliqua a Narcao) fu chiuso nel 1968, a causa della costruzione della diga di Bau Pressiu. Il progetto per una variante della linea che avrebbe permesso di aggirare a monte l'invaso rimase su carta, ciò avviò di fatto il declino e poi la chiusura dell'intera rete FMS sulcitana. 

Il nostro trekking percorre la parte centrale della ferrovia che portava dalla stazione di Campanasissa a quella di Terrubia. Appena partiti entriamo in un breve tratto di galleria e capiamo subito che sarà un'escursione interessante. Passiamo diversi viadotti e piccoli sbancamenti della montagna che ci danno la sensazione di traversare dei mini canyon di rocce rosse. Arriviamo quindi al viadotto più bello quello che passa sul Riu de su Tronu, ma che è conosciuto come il "viadotto del Riu de Fundus". È il più alto e il più bello tra quelli costruiti sull'intera linea, 30 metri d'altezza con 5 archi di 14 metri,  una vera opera d'arte.

Dopo circa un chilometro lasciamo la vecchia ferrovia e deviamo verso nord seguendo s'Ega de su Concali Arrubiu, un tratto del Cammino Minerario di S.Barbara che percorriamo in senso inverso. Una salita sterrata ci porta fino ai ruderi di una grande tramoggia di carico e un po' più avanti troviamo la deviazione verso la miniera Rosas. La salita termina a Ega de Fenugus, da qui il panorama si apre sulle vallate sottostanti e sulle strutture della miniera, una breve pausa contemplativa, poi iniziamo la discesa verso Rosas. 

In questo tratto la strada sterrata taglia la vegetazione boschiva, principalmente lecci, e in questa stagione è facile trovare a bordo strada funghi di vari tipi. Decidiamo di non coglierli anche se il pensiero di un saporito stufato o di una frittura dorata attiva il tarlo della fame, ma è ancora troppo presto per il pranzo. 

Quando arriviamo alle prime strutture dell'area mineraria si capisce subito che il sito è curatissimo e si percepisce l'impegno di chi lo gestisce. La miniera iniziò la sua attività a metà del XIX secolo, vi si estraevano piombo, zinco e rame. La crisi del 1980 portò alla chiusura ed alla successiva riqualificazione a fini turistici. Sono presenti diverse aree sosta, un'area giochi, un bar-ristorante e, poco lontano, l'ostello che intercetta i pellegrini del cammino minerario. 

Vale sicuramente la pena entrare nella miniera, purtroppo i nostri tempi per il rientro non si conciliano con gli orari delle visite guidate. Un motivo in più per tornare ad ammirare il museo geo-mineralogico e storico ed entrare nella galleria di Santa Barbara. Ci accontentiamo per ora di vedere dall'esterno i fabbricati per l’estrazione, la lavorazione e lo stoccaggio del minerale e sbirciamo dietro le grate da cui partono le gallerie. 

Dopo aver ripercorso i nostri passi per un tratto, sulla via del ritorno deviamo verso l'ex miniera di ferro di Truba Niedda  e la sorgente Mitzarxiu, anche qui possiamo godere di bellissimi scorci sulle vicine vette mentre scendiamo lungo il Riu de Su Tronu. Passiamo quindi sotto lo splendido viadotto sul quale avevamo camminato in mattinata, visto da sotto è ancora più impressionante. L'ultimo tratto ci regala qualche faticoso saliscendi fino al guado del Riu Mannu e le distese di rosmarino fiorito ci accompagnano col loro profumo alla chiusura dell'anello.

Il percorso è semplice, i sentieri lungo il primo e l'ultimo tratto sono puliti e facilmente percorribili. Per tutta la parte centrale si cammina su sterrata ma il panorama aperto e gli splendidi scorci garantiscono un'escursione piacevolissima.


>>TRACCIATO DEL PERCORSO<<


martedì 22 settembre 2020

Baunei - Passeggiata sul Golgo / Trekking a Pedra Longa e Pittaine

Il territorio di Baunei è ricchissimo di percorsi mozzafiato e se si vuole camminare sui sentieri in tranquillità nella stagione estiva, evitando sovraffollamenti, si possono scegliere itinerari meno battuti lasciando alla stagione più fresca le escursioni verso le cale più note. È ciò che abbiamo fatto in questo fine settimana di settembre. 

Il pomeriggio del sabato è dedicato ad una passeggiata al Golgo tra Su Sterru e Genna S'armentu, la domenica tutta impegnata in un bel trekking ad anello con partenza da Santa Maria Navarrese verso Pedra Longa, Monte Oro e Pittaine. Quando si dispone di un fine settimana da spendere sui sentieri ma non si riesce ad organizzare una due giorni di trekking è una buona idea dedicare del tempo alla visita di siti d'interesse (archeologico, naturalistico, culturale) nella zona in cui si è deciso di camminare. 

Nel nostro caso abbiamo potuto ammirare "As Piscinas", una serie di vasche naturali di basalto nelle quali l'acqua che ristagna in tutte le stagioni consente agli animali dell'altipiano di dissetarsi. Il contrasto tra la colata basaltica che ha generato queste vasche naturali e il calcare che caratterizza tutta l'area montana di Baunei rende il sito molto interessante. Una brevissima passeggiata a piedi ci porta a Su Sterru, la voragine a campata unica più profonda d'Europa, ben 270 metri separano il bordo boscoso dal profondissimo fondo, impressionante. 

La leggenda vuole che la voragine fosse la tana di un mostro non tanto diverso dai draghi medievali: lo Scultone. Due minuti di macchina per arrivare in zona Genna S'Armentu dove possiamo ammirare una conformazione rocciosa che ricorda le maschere tipiche del carnevale barbaricino, una seconda voragine (Su Sterrigeddu) che si apre non lontana dal sentiero, e il nuraghe Albu. Carichi per la giornata successiva che ci richiederà molto più impegno, beviamo, mangiamo e... ribeviamo.


Il trekking della domenica parte dall'Ostello Belvedere di S.Maria Navarrese, il sentiero che porta a Pedra Longa è semplice ma molto suggestivo e segue la costa regalando un magnifico panorama. Già dopo due chilometri si inizia a vedere Pedra Longa che si staglia in lontananza e da qui resterà sempre visibile per indicarci la prima tappa. Presto anche l'imponente parete di Su Mulone inizia a riempire il paesaggio e attira lo sguardo di chi sogna un'arrampicata. Dal sentiero è possibile accedere alle spiagge di Follò e Sa Trenpa 'e su Lettu, ma noi abbiamo ancora strada da fare. 


Da Pedra Longa l'unico modo di raggiungere l'attacco del secondo sentiero che vogliamo seguire è quello di percorrere circa tre chilometri d'asfalto, troppo orgogliosi per chiedere un passaggio facciamo tutta la salita fino a Uttollo dove imbocchiamo la carrareccia per Monte Oro. Salendo di quota possiamo godere di una splendida vista sulla vallata e su Gennargentu e Supramonte. Arrivati su Monte Oro facciamo una breve pausa per il pranzo e per esplorare i dintorni, la vista si apre anche verso Est, il mare brilla assieme allo stagno di Tortolì e la stanchezza per la salita sparisce in un attimo.

Da qui parte il sentiero che ci porterà a Pittaine, la prima parte fiancheggia il Monte Scoine e man mano che ci si avvicina all'ultima vetta il suolo terroso lascia spazio al calcare a tratti conformato a lame. Arrivati alla croce ci concediamo un breve momento meditativo con lo sguardo che corre dal meraviglioso golfo all'anfiteatro naturale di Pedra Idda, poi percorriamo la ripida discesa verso l'altare di Surrele. Questa parte del sentiero è stata aperta nel 2014 da un gruppo di volontari che ha installato la croce in vetta e (un anno dopo) le varie stazioni della Via Crucis. Oggi è molto frequentata anche da turisti che partendo da S.Maria Navarrese sopportano una dura salita pur di godere di una vista mozzafiato sull'Ogliarta. L'ultima parte del sentiero che ci porta all'arrivo e semplice e ci accompagna in scarico alle auto. 

Questa uscita un po' alternativa tra "gite", sentieri bellissimi, asfalto, mare e montagna, è perfetta per chi voglia trascorrere un fine settimana nella natura senza impegnarsi in un trekking di due giorni e voglia scegliere, in base all'umore o alle proprie forze, quanto tempo impegnare sui sentieri e quanto a crogiolarsi nelle splendide spiagge dell'Ogliastra.



>>TRACCIATO DEI SENTIERI<<

giovedì 3 settembre 2020

Barigadu - trekking dall'oasi di Assai a Sa Crabarissa (Nughedu S.Vittoria - Neoneli)

La conoscenza di nuovi territori, il desiderio di calpestare nuovi sentieri e la meraviglia di scoprire paesaggi sorprendenti e comunità accoglienti è l'essenza del trekking. Ciò rende questa escursione ancor più preziosa rispetto alle mete più note del trekking in Sardegna. Approfittando di un invito dell'amico Giampaolo Miscali, che ci ha accompagnati nello splendido territorio del Barigadu, decidiamo di passare una giornata tra i sentieri di Nughedu S.Vittoria e Neoneli (con piccola incursione in territorio di Austis). 


L'attacco è all'ingresso dell'oasi naturalistica di Assai, qui è possibile incontrare daini e cervi ed ammirare l'aquila reale che nidifica in zona. La ricca varietà faunistica del territorio garantisce piacevoli incontri con animali di varie specie, come la splendida natrice viperina che abbiamo visto nuotare nella fonte Su Fustiarbu. Subito dopo la partenza una bella vista sui graniti del monte Intrecrastos ci fa capire che sarà una bella escursione, ancora un breve tratto di sterrata arriviamo al complesso Sas Olias, ed al piccolo museo naturalistico che vale la pena visitare. 


Poco più avanti un punto panoramico ci concede la vista sulla splendida vallata dove i laghi Omodeo e Benzone riflettono l'azzurro del cielo terso, da qui vediamo anche la prima vetta che dovremo raggiungere: Pranu (M. S. Vittoria). Passato un suggestivo pinnettu in stile barbaricino, diverso da quelli tipici di questa zona che sono costruiti interamente in pietra, prendiamo s'Iscala 'e su Marghinesu per arrivare in vetta. 


Si tratta di uno splendido sentiero in un fitto bosco di lecci, arricchito da grandi conformazioni rocciose estremamente suggestive, che ci porta al vecchio recinto che fino a qualche tempo addietro ospitava i cervi destinati al ripopolamento dell'area, che ora girano liberi nell'oasi naturalistica. Arrivati alla vedetta di Pranu e scambiate due chiacchiere con la guardia, possiamo ammirare lo splendido panorama. Qui attorno, non lontano dal punto trigonometrico segnato, qualche traccia di ossidiana ci conferma che in questo luogo veniva fatta la lavorazione della roccia nera del Monte Arci. 


Proseguendo sul sentiero 511 ammiriamo una buona varietà di vegetazione: pioppi, roverella, quercia da sughero, lecci e raggiungiamo una seconda struttura (temporaneamente chiusa) del museo faunistico dell'oasi di Assai, dove una ricostruzione in scala delle vecchie carbonaie ci fa ripensare alle fatiche dei nostri padri.  Considerato il passo veloce, decidiamo che vale la pena allungare il tragitto per vedere "Sa Crabarissa". Poco prima dell'arrivo a Funtana Assai teniamo la destra proseguendo sul sentiero 511 e dopo un tratto di bosco nel quale scorgiamo alcune aree attrezzate che ci serviranno al rientro per il pranzo, usciamo su un tratto panoramico e ammiriamo spettacolari rocce con strane fogge. 


Arriviamo finalmente al monumento naturale Sa Crabarissa, così chiamato per la sua forma che ricorda una donna che indossa l'abito tipico di Cabras secondo la leggenda innamorata di un pastore di questo territorio ma non corrisposta, quindi pietrificata dal dolore. Il monumento è imponente e spettacolare, è possibile arrivare alla sua base e riposare all'ombra di una grotta formatasi dal crollo di un enorme lastrone granitico. 


Torniamo indietro verso il percorso programmato e prendiamo il sentiero Su Fustiarbu, percorriamo la sterrata fino all'omonima fontana dove ci rinfreschiamo. Dirigendoci verso la chiusura dell'anello arriviamo al museo ed ammiriamo diversi esemplari impagliati della fauna locale, una piccola esposizione di rocce, cristalli e fossili, e una varietà di sezioni di alberi tipici della zona. 


Scambiate due chiacchiere con la guardia al museo chiudiamo l'anello e ci prepariamo, soddisfatti, per il rientro. La degna conclusione di una splendida giornata sarà ad Ardauli davanti ad una birra fresca, a scambiarci impressioni sul territorio. 



lunedì 24 agosto 2020

Miniere di ferro "Su Enturgiu" e nuraghi Crastachesu e Ameddosu (Montiferru)

Quando la voglia di trekking è impellente ma il caldo scoraggia i compagni di cammino, non resta che cedere ad un'uscita in solitaria con partenza prima dell'alba. La fortuna di abitare ad un passo dal mare e a due dalla montagna e di poter raggiungere con facilità diversi siti di interesse archeologico, agevola non poco la mia decisione. Metto gli scarponi e studio un trekking ad anello tecnicamente semplice ma che mi consentirà di fare un viaggio nella Storia dal Neolitico alla metà del '900.

Con il sole che deve ancora affacciarsi ad Est, mentre S'Archittu dorme, arrivo con la macchina in località Columbaris. L'unica persona che incontro è un pastore che mi dà il buongiorno e sposta gentilmente le capre dalla stretta stradina che mi porta all'attacco. 

Il primo tratto di carrareccia mi porta in poche decine di minuti di camminata silenziosa fino al nuraghe Crastachesu. Si tratta di un nuraghe a torre posizionato sull'orlo di un costone roccioso che domina la piana sottostante e consente la visuale su un buon tratto di costa. Sebbene sia parzialmente crollato è ancora possibile accedere all'interno ed ammirare due grandi architravi provando ad immaginarne la struttura interna originaria. Vista la magia del luogo aspetto che il sole inizi a colorare la costa e ad accendere di blu il mare di Torre del Pozzo, poi proseguo per il nuraghe successivo.

Dopo poco più di due chilometri arrivo al nuraghe Ameddosu, al contrario del precedente questo è visibile dal sentiero anche a distanza in quanto ubicato in una posizione più elevata, è quindi facile raggiungerlo ma non altrettanto arrivare a toccarlo. Pur avendolo a pochi metri ho impiegato del tempo per individuare il vecchio e breve sentiero che porta alla base del nuraghe. Qualche graffio di rovo è il piccolo prezzo da pagare per arrivare alla sommità della struttura, dalla quale si può godere di uno splendido panorama su tutta la marina di Cuglieri. 

Mi ripeto ancora una volta che i nostri antenati sapevano scegliere bene le località in cui costruire e insediarsi. Anche questo nuraghe è a torre e la presenza nelle vicinanze di una serie di strutture murarie circolari fa presumere fosse al centro di un villaggio nuragico. Non sono tanto esperto da poterlo confermare e non ho trovato documentazione di supporto, ma tali strutture mi sembrano a prima vista differenti dai tipici "anniles" (o pinnetti) dei pastori.

Torno indietro fino al sentiero principale ed in poco più di un chilometro faccio un salto in avanti nel tempo di quattromila anni fino alle miniere di Su Enturgiu (o di Monte Ferru). Già gli spagnoli provarono a sfruttare le risorse minerarie della zona, ma fu nella seconda metà dell'ottocento che vennero scavate le prime gallerie e nel secolo successivo, con la concessione ottenuta dalla "Società Anonima Industrie Minerarie ed Elettriche" (SAIME), furono costruiti gli edifici e le infrastrutture necessarie all'attività mineraria di cui incontro le suggestive rovine lungo il cammino.

La parte più emozionante di questo tratto è tuttavia la ricerca degli ingressi delle gallerie, ne ho trovati solo due dei quattro più accessibili: il primo sulla carrareccia (segnato da un omino di pietre) completamente allagato, il secondo trovato quasi per caso mentre provavo ad infilarmi nella vegetazione per ritrovare il vecchio sentiero che gira attorno a Monte Ferru. 

Le piante che hanno invaso il sentiero mi hanno costretto ad una piccola arrampicata su alcune rocce e mi sono ritrovato proprio sopra l'ingresso della miniera. Ridisceso ho potuto sbirciare dentro al buio tunnel senza poter vedere il fondo e senza osare avventurarmi all'interno, sia par la pericolosità insita in tutti i vecchi tunnel minerari, sia per il fatto che il terreno era coperto da fango e acqua.

Soddisfatto dalle bellezze e dalle curiosità incontrate lungo il mio giro percorro il sentiero che da questo punto è più pulito, passando per tratti di bosco e radure soleggiate verso il punto in cui posso decidere se salire verso "Su Palatu": un vecchio edificio tardo medioevale i cui ruderi sono situati in una posizione panoramica mozzafiato. Io decido di proseguire verso casa, ma chiunque volesse avventurarsi verso questo posto meraviglioso può trovare le indicazioni e il tracciato in un mio vecchio post cliccando QUI (rif: km 5.8).

A mezza mattina il sole si fa sentire ma io sono già sulla via di casa con un sorriso stampato, un po' di stanchezza e dieci chilometri in più negli scarponi.



>>TRACCIATO<<

Attenzione: Se seguite questo tracciato tenete conto del fatto che la ricerca del sentiero presso la seconda galleria è stata un po' difficoltosa e che attorno al km 6.8 ho provato una variante che si è dimostrata senza uscita.

venerdì 7 agosto 2020

Sette Fratelli - Sinnai - Trekking sulle vette verso Perd' a Sub 'e Pari

Spesso all'idea di trekking è collegato il desiderio di fuga dalla vita quotidiana o di scoperta di nuovi territori, ciò non significa però dover fare ore di viaggio per arrivare al punto di attacco, si può entrare in un nuovo mondo anche a pochi chilometri da casa. Per chi come me vive a Cagliari il Parco dei Sette Fratelli è sempre stata una valida meta per evadere dalla città ed immergersi nella natura. Tra gli innumerevoli sentieri, uno dei più belli è quello che passa per le vette ed arriva a Perd' a Sub 'e Pari.

La partenza è dalla strada di Monte Cresia, il primo tratto su sterrata ci avvicina a Arcu Sa Spina dove iniziamo il sentiero 814 in uno splendido bosco di lecci e al recinto dei cervi prendiamo il raccordo per il sentiero 811, passando vicino al laghetto Su Crabiolu (Arcu su Crabiolu) procediamo verso NE in direzione Sa Perda Tunda. A tratti il bosco si apre regalandoci splendide vedute sulle vette alternate a scorci sulla vallata che si tuffa nell'azzurro intenso del mare.

La salita verso Is Casteddus de Seti Fradis è meravigliosa, il sentiero si districa tra roccia e macchia e il panorama è mozzafiato. Le vette calcaree hanno fogge che lasciano vagare la fantasia: monoliti perfettamente squadrati dagli agenti atmosferici sembrano giocattoli di un gigante, costruzioni ordinate con cui le divinità della natura si divertono a giocare. Alcune conformazioni di massi impilati ricordano enormi teste con cappelli di pietra. Vale la pena fermarsi a mangiar qualcosa e meditare sulla ricchezza del paesaggio.

Dopo le vette il bosco è più antico, alberi monumentali si siedono su enormi massi coperti di muschio e formano anfiteatri naturali che sono punti di ritrovo e sosta per chi lavora o passa da queste parti, d'estate l'ombra ristoratrice consente di sostare in tranquillità prima di iniziare la ripida discesa verso Tuppe Ludu.

Arriviamo finalmente a Perd' a Sub 'e Pari, un dedalo di cunicoli e passaggi si apre tra enormi massi poggiati uno sull'altro, ci sembra di essere topolini tra le pietre. Non si sa mai cosa spunterà dietro la roccia, a volte una piccola radura altre volte un giaciglio ricavato chiudendo con un muro a secco un anfratto sotto un grande sasso, oppure un albero con radici nella pietra che non si capisce dove possa prendere nutrimento. 

Insomma, una sorpresa dietro l'altra e ci dispiace dover terminare l'esplorazione per tornare verso le auto. Ancora un po' di ripida discesa poi arriviamo al giardino botanico Maidopis, un po' stanchi, torneremo per ammirare con più calma le varietà di alberi e piante del giardino e magari veder mangiare i cervi.







mercoledì 10 giugno 2020

Il Sentiero dei Banditi - Scano di Montiferro



Quando chi ama la propria terra riesce a raccontarla e a valorizzarla, suscitando dapprima l'interesse locale e riuscendo infine a richiamare escursionisti attirati da un'idea di cammino raccontato e partecipato, è come seminasse un raccolto che garantirà il frutto più buono. Ne è un'esempio l'iniziativa di Barbarighinu che intriga con il sentiero dei banditi. 

Incuriosito dai riscontri positivi avuti dai miei vicini di Sacano Montiferro ho deciso di percorrere il sentiero con pochi amici, con la promessa di rifarlo in compagnia della guida per ascoltare i racconti sui personaggi più o meno famosi che hanno trovato rifugio in queste terre ed accrescere le conoscenze sul mio territorio. Lascio le storie dei banditi che trafficavano qui a chi ne ha studiato le vicende e mi limito di seguito a descrivere il lato paesaggistico e naturalistico del sentiero.

Per comodità sono partito dal territorio di Cuglieri, attraverso il sentiero che dalla SP19 porta a Sa Pattada. La carrareccia taglia il bosco e dopo circa un chilometro di leggera salita, durante la quale si può iniziare ad ammirare la vegetazione locale, ci congiungiamo all'anello classico del Sentiero dei Banditi.

Da subito la varietà di colori e le mille sfumature di verde ci accolgono. Il vasto bosco di lecci si apre di tanto in tanto per far svettare grandi querce o lasciare il passo a prati punteggiati di giallo, bianco e viola. Considerata la ricchezza del bosco viene da chiedersi come fosse ancor più impressionante quando il bandito Francesco Medda si nascondeva qui, la zona fu infatti devastata da enormi incendi nella seconda metà dell'800. Ad arricchire il cammino moderno i bellissimi agrifogli che avrei voluto veder carichi di frutti rossi, ma siamo fuori stagione e mi accontento del pungitopo e delle prime bacche di salsapariglia.


La prima tappa del percorso è la vedetta di Sa Pattada, da qui la vista è splendida. Scesi con l'ausilio di corde fisse su un ripido sentiero tra i lecci arriviamo ad un altro punto panoramico e nonostante la giornata non sia limpidissima godiamo del meraviglioso paesaggio.

Prendiamo il sentiero in direzione Leari ed incontriamo "Sa Rocca Traessa", uno splendido dicco formatosi 3 milioni di anni fa quando le intrusioni di magma hanno riempito le fessurazioni nelle rocce che poi, erodendosi, hanno lasciato questi suggestivi e monumentali muri di xenolite. 


In alcuni tratti i dicchi sono stati utilizzati come appoggio per la costruzione di anniles (recinto per agnelli) e igriles (recinto per vitelli), ai quali si accompagnano piccole costruzioni (pinnettas) che in questa zona si distinguono da quelle tipiche del Supramonte in quanto costruite completamente in pietra. Ciò è principalmente dovuto alle caratteristiche della fonolite, roccia tipica del Montiferru, che si stratifica consentendo la cavatura di lastre piatte perfettamente sovrapponibili. Entrando in una di queste costruzioni riesco ad immaginare la vita dei miei avi e sento i fantasmi dei banditi che vi hanno trovato rifugio.

Proseguiamo il cammino con una visita al vicino Nuraghe Leari, attualmente in stato di abbandono. Piange un po' il cuore a ricordare che anni fa era meta per scolaresche. Mancano i sorrisi e gli sguardi curiosi dei bimbi che si immedesimavano giocando agli "uomini primitivi" mentre ascoltavano i maestri raccontare storie dei loro antichi avi.

Rientriamo attraversando un bellissimo bosco che anche a giugno garantisce temperature piacevoli, facendo filtrare qualche raggio di luce solitario che rende l'atmosfera quasi fiabesca. Il muschio sulle rocce, le querce, i lecci, gli arbusti, e i rampicanti che colonizzano gli alberi più alti, contrastano con la terra ricca su cui camminiamo. La natura ci regala alcuni splendidi porcini estivi, il cui profumo si aggiunge a quello caratteristico del bosco. 

Una giornata piacevolissima su un percorso semplice ed emozionante.








lunedì 25 maggio 2020

Vette del Montiferru - da S'Archittu a Santu Lussurgiu

Come prima uscita dopo la fine del confinamento da virus ho deciso di tornare sui miei monti e fare un trekking in solitaria che potesse risvegliare tutte le emozioni che la natura ricca del Montiferru garantisce. Per ampliare la varietà di paesaggi ho scelto di partire dal mare per valicare i punti più alti del massiccio montuoso, toccando alcuni luoghi di interesse storico e naturalistico.

Si tratta di un trekking di quasi 25Km con poco più di mille metri di dislivello, non ci sono molte difficoltà tecniche, tuttavia l'ho considerato impegnativo soprattutto a causa dello stato dei sentieri in alcuni tratti, per la presenza di discese spaccaginocchia verso la fine e per la lunghezza. Il periodo migliore per calpestare i sentieri del Montiferru è sicuramente la primavera per l'esplosione di colori, l'abbondanza d'acqua nei torrenti e le temperature miti. Anche d'estate si possono percorrere le zone boschive ma sulle vette il sole picchia forte.

Battistero (foto Wiki)

Come punto di partenza ho scelto il complesso archeologico di Columbaris (indicato spesso impropriamente come Cornus), dove si possono ammirare diversi sarcofagi, i resti perimetrali di tre basiliche della prima Cristianità e il battistero del III secolo. 




La partenza all'alba mi regala la prima emozione, il sole basso e pallido e un residuo di umidità della notte precedente fanno brillare le tele, abilmente intessute dai ragni, che coprono la campagna. Intorno a me il vento porta lunghi fili solitari che appaiono e scompaiono illuminati dai raggi che li accendono, piccoli coleotteri verdi e dorati iniziano a popolare i fiori del cisto e il ronzio dei bombi inizia a crescere. 

Il primo tratto di strada è su cemento ma presto arriva lo sterrato, e il primo di tre cancelli che dovrò superare lungo il tragitto segna l'inizio del trekking vero e proprio.


La vegetazione inizia a cambiare, dalla macchia mediterranea bassa, tipica delle coste sferzate dal maestrale, si passa ad arbusti più alti ed ai primi lecci. Dal sentiero si scorge in lontananza Su Palattu, per raggiungerlo occorre discendere a valle fino al letto del torrente "Riu Fanne Anzone" e risalire il pendio opposto, qui il sentiero a tratti sparisce ed in parte è completamente coperto dalla vegetazione, inoltre durante la salita il rudere non è più visibile, ma un GPS o un buon senso dell'orientamento consentono di farsi largo tra roccia e macchia e sbucare all'improvviso davanti alla struttura. 

La scelta della posizione non è stata sicuramente casuale, il panorama è mozzafiato, sotto di me la marina di Cuglieri e più a sud il Sinis  e gli stagni dell'oristanese. L'edificio ha due piani ed un'ampia corte, la costruzione è di pregio, sicuramente costruito da famiglie nobiliari o comunque molto agiate. Se ne ipotizza l'edificazione intorno al XVI secolo. 

Lasciato il sito prendo il sentiero verso punta Conca 'e Mele e dopo averla passata entro nel territorio comunale di Seneghe. In questo tratto subito un altro punto panoramico mozzafiato verso Sud-Ovest e poco più avanti in località Funtanas la vista spazia lontano sulla costa Nord-occidentale fino alle falesie di Capo Caccia. Da qui proseguo in un tratto di bosco meraviglioso con grandi lecci e sento un inequivocabile rumore di animali di buona taglia, attendo qualche minuto immobile ed in perfetto silenzio sperando di vedere un cervo ma rimango deluso.

Sconsolato proseguo fino alla fine del bosco e trovo un breve tratto di asfalto che lascio per prendere un sentiero che un cartello definisce "didattico naturalistico". È anche questo un bel tratto di bosco con una buona varietà di piante, ma si percepisce che da qualche tempo i cartelli illustrativi non vengono curati. Alla fine del sentiero il rifugio di Birdambulis è raggiunto dalla strada asfaltata che percorro per pochissimo prima di rientrare nel bosco. Qui vicino si trova il nuraghe Ruju, non segnato nel tracciato ma che vale sicuramente la pena visitare. Una volta ripreso il sentiero trovo uno spettacolare campo di digitale, il rosa dei fiori a campana riempie gli occhi ma respingo la tentazione di buttarmici dentro considerata la pericolosità della pianta.

Entrato nel territorio di Santu Lussurgiu il bosco lascia spazio a vasti prati e si vedono le prime conifere, ma perlopiù il sentiero si riempie dei fiori bianchissimi o rosa del cisto, del giallo della ginestra e del viola del cipollaccio, il ronzio degli insetti impollinatori è costante. Passando sotto Monte Petrosu ammiro ancora una volta rocce dalle strane conformazioni, e voltandomi verso Ovest le cupole fonolitiche che caratterizzano il complesso montuoso del Montiferru restano li immobili per farsi fotografare, tra tutte svetta Monte Entu. Non mi stancherò mai di questa vista.

Poco prima di arrivare alla tappa del pranzo mi blocco nel vedere decine di gabbiani che si alzano improvvisamente in volo, forse lo stupore o forse la velocità dell'evento mi impediscono di immortalare la scena con un video. Cosa fanno i gabbiani qui a mille metri? Semplice, stazionano su un grande vascone antincendio pieno d'acqua fino al bordo. Guardando in prospettiva l'acqua della vasca e l'orizzonte sembra quasi non ci sia soluzione di continuità. 

Pochi metri e arrivo alla fonte di Elighes Uttiosos, l'acqua freschissima e l'ombra degli alberi, assieme ad un panino salame e formaggio, mi fanno passare una buona mezz'ora a meditare col rumore dell'acqua che scorre.

Valicato il punto più alto del percorso si inizia a scendere rapidamente, alcuni tratti del sentiero sono molto ripidi e bisogna prestare attenzione, le pareti verticali di basalto colonnare di Sos Segados dominano dall'alto, ed una vicina vetta suscita la mia curiosità, sembra che una grossa sezione di roccia sia implosa lasciando una voragine circolare. 

La cosa è strana in quanto difficilmente la fonolite consente fenomeni carsici, quindi nella mia mente partono ipotesi improbabili: una bolla o una bocca vulcanica? Intrusioni di roccia diversa da basalto e fonolite? Più probabilmente un gioco di luci e prospettive che però richiede una visita ravvicinata in una prossima uscita. 

In questo tratto due ulteriori difficoltà:  poco dopo il 19° chilometro il sentiero sparisce e mi ritrovo in un bel canalone dove passa il Riu sos Molinos, la circostanza è fortunata perché il posto è bello e riesco subito a ritrovare il sentiero. La seconda difficoltà è che il sentiero che da qui continua è per lunghi tratti invaso dalla vegetazione, compresi rovi e salsapariglia da cui è difficile liberarsi. 

Ogni tanto il Monte Commida ricompare sulla destra finché la vegetazione mi avvolge e procedo più ad intuito che a vista, poi sbuco in una piccola area aperta dove un'affascinante capanna a due piani su un albero mi lascia di stucco. Mi avvicino circospetto, non sembra esserci nessuno, lo stato è un po' di abbandono, ma non è stata dimenticata, lo testimoniano i resti di un vecchio fuoco li vicino sul bordo di un dirupo. Accostandomi per controllare sento il rumore dell'acqua e vedo una piccola cascata vicina che sicuramente si vede bene dalla parte alta della capanna. Non riesco a ripartire, vorrei vivere qui, ma guardo l'orologio e mi infilo di nuovo nella ginestra che copre il sentiero. 

Cammino fianco all'acqua che scorre e ritrovo una sterrata agevole che mi riporta ad una via asfaltata che seguo fino alla meta. È tuttavia possibile evitare buona parte dell'asfalto prendendo un sentiero alla destra della strada al Km 22.7 del tracciato. 

La degna conclusione di questo magnifico percorso è alla cascata di Sos Molinos, nel territorio comunale di Bonarcado, facilmente visitabile grazie all'accesso dalla provinciale. la discesa alla cascata è molto bella e una volta arrivati giù, se si ha la fortuna di essere soli, la sensazione di pace è totale, come pure l'appagamento da fine cammino.

Sono passati due giorni ma sto ancora sorridendo, non so se per la voglia di natura che avevo a causa della reclusione o per i fantastici scorci che il percorso regala, di fatto mi crogiolo fiero delle mie braccia graffiate e delle gambe ammaccate, contento di aver camminato da solo.



>> TRACCIATO <<

Un consiglio per chi non conosce la zona è quello di allungare il tragitto di un paio di chilometri partendo dall'arco naturale di S'Archittu e percorrendo i primi 1,6 Km del tracciato che si può trovare QUI per scendere poi verso la strada provinciale ricongiungendosi al punto di partenza di questo percorso, si potrà così godere anche delle bianche scogliere della marina di Cuglieri.