mercoledì 11 dicembre 2019

S'Istrada Manna - Urzulei





L'invito di un buon gruppo di amici a percorrere S'Istrada Manna è irrinunciabile, pertanto prima dell'alba si parte per Baunei per un altro giro in Supramonte, questa volta tra il territorio di Baunei e quello di Urzulei.

Si inizia a camminare dallo spiazzo di Lovettecannas verso Genna Cuccureddu. Dopo un primo tratto di carrereccia, con panorami che già iniziano a mozzare il fiato, ci si addentra su sentiero (non sempre segnato) con fondo misto prevalentemente costituito da pietraia e roccia calcarea. Orientandoci tra la bassa vegetazione arbustiva arriviamo a s'Iscala 'e Ghirovai, tipica "iscala 'e fustes" in legno di ginepro costruita dai pastori in tempi remoti per consentire il passaggio sulla parete verticale. 
Subito sotto, discesa la parete, ci fermiamo all'omonimo cuile per per una breve sosta, i profumi di mentuccia e rosmarino ci coccolano, il panorama è stupendo ma ci rimettiamo in cammino con la consapevolezza che il meglio deve ancora arrivare. 

Un rapido passaggio a valle della gola di Gorroppeddu ci mostra una probabile meta per future uscite, poi finalmente arriviamo alla Cengia Ruvio, più nota come S'Istrada Manna. Spettacolo. L'ingresso alla cengia è delicato ma non difficile, dopodiché la si percorre tutta in tranquillità fino ad un altro punto verso l'uscita che richiede un po' di attenzione. 
S'Istrada Manna (foto di S.Muscas)

La tonalità ocra della cengia contrasta col grigio del calcare circostante e col verde intenso dei boschi che riempiono, ininterrotti, la valle sottostane ed il versante dei monti di fronte a noi. Decidiamo di fare qui la pausa pranzo per prolungare la sensazione di essere sospesi su una vallata meravigliosa. 
Dopo esserci rifocillati usciamo dalla cengia e iniziamo una ripida ed impegnativa salita su pietraia cedevole per raggiungere S'Ungrone 'e sa Rutta Niedda, dove una suggestiva apertura circolare nella parete di calcare bianchissimo forma una finestra sul cielo che, vista la splendida giornata, è di un azzurro intenso.


Sempre più soddisfatti passiamo la cresta di Serra Oseli, ammirando ancora una volta dall'alto il panorama mozzafiato, per ridiscendere verso il sentiero sterrato che ci porta a destinazione. L'anello si chiude con un buon bicchiere di vino e la promessa di nuove uscite in buona compagnia.






mercoledì 4 dicembre 2019

Il Mondo Perduto - Corona Niedda (Montiferru)





Il sogno di ogni appassionato di trekking è quello di avventurarsi in territori inesplorati e scoprire, prima di altri, meraviglie che la natura cela gelosamente. Lo spirito dell'esploratore è forse la qualità che meglio distingue un appassionato dal turista della domenica e la guida entusiasta dall'accompagnatore apatico.

Da ragazzino sognavo di naufragare sull'Isola Misteriosa di Verne, di unirmi ai pirati di Stevenson e, soprattutto, di trovare il Mondo Perduto di Doyle. Beh... l'ho trovato, più o meno. Non parlo di un altopiano del Sud America dai confini pressochè invalicabili e non ci sono certo animali preistorici, si tratta invece di una caldera vulcanica del Montiferru circondata da alte pareti basaltiche, anch'essa quasi inaccessibile senza attrezzatura e celata alla vista di chi si limita a seguire i sentieri.

Non sono certo il primo a capitarci ed il sito è ben noto a chi lavora o ha proprietà in zona, tuttavia il fatto di aver scoperto solo di recente questa perla nel territorio del mio paese (Cuglieri), e che anche molti compaesani non ne conoscano il nome né l'ubicazione, ne aumenta il fascino. 
"Corona Niedda" (corona nera) è, con tutta probabilità, una bocca vulcanica risalente al tardo Pliocene, la conformazione circolare delle grige pareti basaltiche dà  origine al nome. Gli alti bastioni s'infossano racchiudendo una folta vegetazione interrotta solo dal letto del torrente che vi scorre formando scivoli di roccia levigata, piscine naturali e piccole cascate. Le rocce presentano diversi tipi di conformazione, si passa dal tipico andamento colonnare del basalto ai suggestivi "buchi" ed archi nella roccia dovuti principalmente all'attività erosiva di vento ed acqua, fino alle evidenti stratificazioni delle colate laviche.

In questa uscita esplorativa non ci siamo imbattuti nella fauna locale, tuttavia gli evidenti segni del passaggio di cinghiali e mufloni fanno ben sperare in un futuro avvistamento. È ben nota anche la presenza di cervi in questo versante del Montiferru, tuttavia la loro natura schiva e l'estensione dei boschi ne rendono difficile l'avvistamento. Come nel "Mondo Perduto" anche in quest'angolo nascosto di Sardegna gli appassionati botanici potranno riscoprire meravigliosi endemismi tra cui bellissime orchidee.
Lasciando questo scrigno nascosto si può risalire per vedere la valle dall'alto ed esplorare le vicinanze senza restare delusi. Il suono costante dell'acqua che scorre ci accompagna alla scoperta di piccole cascate e canyon difficili da raggiungere. Nelle parti più esposte splendidi dicchi fungono da appoggio per antichi "cuili" e la vista è sempre spettacolare, sia che si rivolga lo sguardo verso bastioni fonolitici come "Sa Rocca 'e Freari", sia che ci si volti verso il mare.


Da questa località è facile raggiungere le cascate di Bia Josso nel territorio di Santu Lussurgiu, ma questo è un altro trekking, un'altra storia per un prossimo racconto.


martedì 19 novembre 2019

Corrasi - trekking nel Supramonte di Oliena

Chiunque decida di avvicinarsi al trekking in Sardegna non può esimersi dal calpestare i sentieri del Corrasi. In questa occasione mi limito a descrivere il percorso che abbiamo seguito fornendo alcune informazioni di carattere generale sulla zona, rimandando ai prossimi post altre perle sui numerosi sentieri percorribili su questa meravigliosa montagna.
Che tu sia appassionato di fotografia, esperto botanico o interessato alla fauna selvatica, aspirante geologo, antropologo o storico, sicuramente il Corrasi non ti deluderà. Per quanto riguarda la flora le sessanta specie endemiche da riscoprire, tra le oltre seicento che popolano un suolo apparentemente brullo, costituiscono il paradiso di ogni appassionato di piante.
In merito alla fauna selvatica presente nel territorio abbiamo avuto la fortuna di incontrare un branco di mufloni e, favoriti dalla nostra posizione sottovento, vederne gli spostamenti sul fianco della montagna. Non sono mancati gli avvistamenti di rapaci, soprattutto poiane, nonostante la giornata molto ventosa.
Il territorio passa dalla verde vallata di Oliena, i cui vigneti ci regalano il buonissimo Nepente, ai boschi di leccio accompagnati dalla tipica vegetazione arbustiva mediterranea fino alle vette spoglie sulle quali resilienti ginepri si piegano in forme spettacolari.

Il nostro percorso parte dall'Enis Monte Maccione e segue il sentiero 401 con una lunga salita che ci porta alla quota di circa 1230mt attraverso s'Iscala 'e Pradu. Arrivati all'ampio spiazzo alla fine della carrereccia la vista spazia dalla spettacolare vallata sottostante alle cime Corrasi, Carabidda e Sos Nidos, con l'altopiano tra le vette che si tuffa digradando nella valle di Lanaittu. Da qui proseguiamo verso est sul sentiero di Pedra Mugrones (percorso 405) fino al cuile Vilithi (o Vilitzi) dove ci fermiamo per rifocillarci.
La sensazione di essere parte della natura che ci circonda è confortante ed allo stesso tempo ci sentiamo partecipi della vita quasi eremitica dei pastori che occupavano questo luogo. Lungo il cammino ci fermiamo per ammirare con attenzione alcune voragini come quella di Nurra Sas Palumbas che si aprono tra le rocce, alcune sono meta di alpinisti curiosi che le discendono in corda per esplorarle. Decidiamo di lasciare il sentiero per un breve tratto per discendere uno splendido canalone calcareo che ci porta verso cuile Pradu, lungo il percorso troviamo piccoli rifugi diroccati, focolari realizzati nella roccia e protetti da recinti di pietra, pozze d'acqua che dissetano gli animali. Arrivati al cuile una breve sosta ci ispira ancora una volta sogni di libertà assoluta tra il verde del piccolo prato ed il bianco abbagliante della roccia che sfuma nel blu appena visibile del mare di Dorgali.
C'è ancora una tappa che dobbiamo raggiungere prima della chiusura dell'anello: l'altare del sacrificio di Isacco. Questo territorio è stato infatti l'ambientazione perfetta per film come "La Bibbia" di John Huston di cui resta qualche elemento della scenografia di pietra (l'altare).


La parte finale è necessariamente nostalgica, scendiamo a sud di punta Carabidda, salutiamo le vette e rientriamo alla base per una via diversa percorrendo il bosco verso nord. 

È finito il trekking, ma non la nostra permanenza ad Oliena, vogliamo scoprire alcuni tesori della valle del Lanaittu, in particolare il complesso nuragico di Sedda 'e sos Carros,  la grotta carsica "Sa Oche" e Grotta Corbeddu. Il complesso nuragico è tra i più importanti della Sardegna dal punto di vista archeologico, si tratta di un'insula abitativa senza torre nuragica di riferimento in cui rivestono particolare importanza l'aspetto organizzativo della comunità e quello ingegneristico legato al culto dell'acqua, vale proprio la pena concedersi una visita guidata.

La grotta Sa Oche, molto suggestiva, è visitabile per un breve tratto tranne che nei periodi di forti piogge quando il troppopieno restituisce alla valle l'acqua della montagna.
Il sito che tuttavia scatena maggiormente l'immaginazione del turista è Grotta Corbeddu. Apprezzabile dal punto di vista naturalistico e ancor più come testimonianza stratigrafica della presenza dell'uomo nel territorio da diversi millenni, il suo fascino è aumentato dall'utilizzo che ne fece il bandito Corbeddu durante la sua latitanza. 

Consiglio a chi vuole camminare sul Corrasi e visitare il Supramonte di Oliena di concedersi almeno un paio di giorni per poter godere a pieno delle numerose attrattive del territorio, non rimarrete delusi.

TRACCIATO DEL PERCORSO


giovedì 17 ottobre 2019

Creste dell'Arcuentu



Si tratta di un trekking consigliato ad escursionisti esperti, sebbene non vi siano difficoltà tecniche rilevanti non lo classifico come semplice percorso escursionistico per diversi motivi. Innanzitutto trattandosi di trekking sulle creste il sentiero non è sempre evidente pertanto è bene seguire percorsi già tracciati, in secondo luogo le salite in alcuni tratti possono essere faticose, soprattutto in prossimità dell'arrivo in vetta.

Il nostro punto di partenza è nella parte a Nord Ovest del complesso montuoso in località "Mitza su Rei", ci sposteremo quindi verso Sud Est fino all'eremo di Fra’ Nazareno in cima al monte Arcuentu, percorrendo circa 9km in cresta ed altri due tra avvicinamento e rientro. 



Raggiunto "Cuccuru Abis" si procede tra roccia e pendii erbosi verso "Su Lunaxi" da qui costeggiando la roccia si arriva ad una suggestiva fenditura tra due pareti di pietra attraversando la quale si può discendere leggermente il versante opposto addentrandosi in un piccolo bosco di lecci e macchia mediterranea, per proseguire in un saliscendi su roccia talvolta interrotta da brevi tratti di terreno con vegetazione bassa e arbustiva o da pietraie sulle quali occorre fare attenzione. Passato M.Genna Limpia si procede sempre in quota verso Arcuenteddu, questo può essere il luogo ideale per una breve sosta pranzo.

L'ultimo tratto è il più impegnativo, si sale nuovamente girando attorno all'Arcuentu fino all'ultimo strappo che ci consente di arrivare al bosco di lecci che in vetta nasconde l'eremo che è stato dimora per importanti figure religiose del '900, ne sono testimonianza le stazioni della Via Crucis che si incontrano nel tratto più ripido del percorso. Dalla sommità il panorama è magnifico. Dall'inconfondibile piana di Arborea passando per il golfo di Oristano, lo sguardo spazia, in un giro ideale, per: Montiferru, Monte Arci, Sette Fratelli, piana del Campidano, Massiccio del Linas e chiude il cerchio con la splendida costa Verde.


Mentre alcune coppie di rapaci volano danzando sulle nostre teste, una piccola sosta meditativa è d'obbligo prima di affrontare la discesa che ci ricondurrà verso l'arrivo. Anche il rientro non è banale, dopo la prima parte molto ripida una distesa erbosa ci porta verso un sentiero immerso nel fitto bosco dove i lecci strozzati dalla salsapariglia sembrano offrire rossi gioielli a grappolo al viandante. L'arrivo su strada chiude una meravigliosa e faticosa giornata.

Dal punto di vista geologico il massiccio riserva molte sorprese, un'altissima concentrazione di dicchi spettacolari trasforma la montagna in un drago addormentato con le creste d'osso sulla schiena. Le rocce sono principalmente basaltiche, a testimonianza delle eruzioni risalenti all'Oligocene, tuttavia c'è ampia presenza di roccia calcarea e conglomerati, particolarmente evidenti in alcuni spettacolari crolli visibili lungo il
percorso. 

Dal punto di vista visivo si è stupiti dalla fragilità di alcune formazioni "mangiate" dalle intemperie in contrasto alle solide e incrollabili pareti verticali. Talvolta inoltre ci si imbatte in incredibili fessurazioni che mostrano la fragilità di speroni rocciosi a prima vista solidi.  Non è raro incontrare formazioni dalle forme antropomorfe o che concedono alla fantasia paragoni col mondo animale o vegetale. Insomma, uno spettacolo di pietra dall'inizio alla fine.







(NB: nel percorso linkato non ho tracciato l'ultimo tratto di asfalto che chiude l'anello, qualora non si abbia la possibilità di organizzare una staffetta tra punto di partenza e di arrivo bisogna aggiungere tre quarti d'ora di camminata su strada).

lunedì 7 ottobre 2019

Montevecchio - Cantiere di Ponente



Questa splendida escursione ci porta a scoprire una delle località minerarie più suggestive della Sardegna. Sebbene dell'attività estrattiva nella zona di Montevecchio si abbiano evidenze fin dal III secolo a.C., il nostro interesse ricade sulla costruzione e sull'ascesa del moderno complesso minerario.

La nascita delle miniere di Montevecchio si può datare al 1848, quando Giovanni Antonio Sanna ottenne le concessioni. Il periodo di maggior splendore per la produzione mineraria, iniziato a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, culminò intorno agli anni '60 del XX secolo, quando Montevecchio divenne la più importante miniera di piombo e zinco d'Italia.

Il lento declino che ne seguì fu dovuto principalmente ai costi crescenti ed alla concorrenza internazionale oltre che alle diverse successioni nel controllo della miniera che portarono all'occupazione del Pozzo Amsicora ed alla chiusura nel 1991.

Gli impianti minerari si dividono in due diverse aree geografiche e sono identificati come cantieri di Levante e di Ponente, separati dal passo in cui sorge l'abitato di Montevecchio (passo di Gennaserapis). Il nostro percorso segue il Cantiere di Ponete, più interessante sia dal punto di vista naturalistico sia per le suggestioni evocate dai siti in stato di abbandono che risalgono alle diverse fasi di ampliamento della miniera.

Nonostante gli elevati livelli di inquinamento dovuti all'attività mineraria e la morfologia del terreno modificata dagli scavi e dai materiali di risulta, anche gli habitat più degradati ci stupiscono per la grande biodiversità vegetale, a partire dalla macchia mediterranea e dai boschi di lecci e quercia da sughero, fino ed evidenti rimboschimenti di pino ed eucalipto, passando per la tipica vegetazione lacustre in prossimità degli invasi.



Iniziamo a camminare partendo da un grande spiazzo sterrato all'uscita Sud-Est dell'abitato e immediatamente scorgiamo i primi segni della frenetica attività che un tempo animava la zona. I resti di una teleferica che collegava la nostra posizione con la vallata sottostante e con l'albergo Sartori (dormitorio maschile abbandonato) che scorgeremo più avanti, danno il via al nostro viaggio nel tempo.

Il percorso si addentra in un bosco di lecci e querce da sughero e ci porta verso la diga di Donegani e l'omonimo bacino, qui i lecci lasciano il posto alle acacie e ad una vegetazione arbustiva più bassa. Una suggestiva passeggiata sulla diga, poi prendiamo il sentiero che costeggiando il fiume ci porta verso la laveria Lamarmora. Durante il percorso incontriamo una torretta di avvistamento per il censimento dei cervi, ancora presenti in buon numero su queste colline. Giunti alla Laveria il nostro viaggio si trasforma sempre più in un trekking minerario e diventiamo esploratori di un mondo quasi postapocalittico.

Arrivati alla Laveria Lamarmora, la prima ad entrare in funzione nel 1878 nel cantiere Telle, iniziamo a capire le dinamiche di lavorazione dei materiali estratti e troviamo evidenza, tra gli scarti, della presenza di galena con i suoi cristalli grigio piombo. La laveria era utilizzata per trattare i grezzi provenienti dalla miniera di Telle che incontriamo poco più avanti lungo il cammino. Il pozzo Amsicora, cardine della miniera, fu ristrutturato nel 1938 con richiami liberty e da allora è rimasto immodificato. Oggi è simbolo della lotta dei minatori che lo occuparono per protesta fino al maggio del 1991.

All'interno del complesso sono visibili i macchinari per la lavorazione ed il trasporto del materiale e gli ascensori che portavano gli operai nel sottosuolo fino a 300m di profondità.

Prossima tappa: il cantiere Sanna, il percorso che ci porta da un pozzo all'altro (una semplice strada sterrata) ci regala altre interessanti finestre sull'attività mineraria, dagli ingressi sigillati delle gallerie che punteggiano il fianco della montagna, agli impianti per l'aerazione forzata che garantivano la sopravvivenza nei cunicoli sotterranei. La miniera Sanna e l'omonimo pozzo risalgono al 1886, quest'ultimo fu ristrutturato nel 1936 e restò in funzione fino alla fine degli anni ’80.

La nuova laveria Sanna, costruita dopo il restauro del pozzo, è oggi accessibile e mostra l'intera filiera di lavorazione del materiale estratto. I macchinari sono congelati al momento della dismissione dell'impianto e se il tempo non li avesse deteriorati si potrebbe pensare che la produzione debba riprendere da un momento all'altro. L'esplorazione delle miniere Sanna e Telle, lascia al visitatore una sensazione ambivalente: da un lato si viene catapultati indietro nel tempo e ci si immedesima (per quanto possibile) con i minatori che hanno sofferto e subito le fatiche di un lavoro terribile e usurante, dall'altro lato sembra di essere trasportati in un futuro postapocalittico dove le strutture minerarie sono la testimonianza di una passata civiltà che viene pian piano riconquistata dalla natura.

Una meravigliosa sorpresa ci ha accolti nell'ultimo tratto del percorso, una coppia di cervi ci ha salutati accompagnandoci all'arrivo. 
Il percorso ad anello ha una lunghezza complessiva di 14km con un guadagno altimetrico di 406m. Il cammino è abbastanza agevole e per buona parte si sviluppa su strada sterrata. Sebbene possa essere completato in quattro ore è impossibile non arrendersi al fascino delle strutture minerarie, per cui è bene dedicare un po' di tempo all'esplorazione dei siti.
Se come noi organizzerai questo bel trekking in concomitanza con un evento del birrificio locale concluderai l'escursione nel modo migliore condividendo col gruppo birra, chiacchiere e risate.


Nota: 
a seguito della pubblicazione di questo post abbiamo ricevuto comunicazione da CEAS di Ingurtosu che ci ha segnalato che l'accesso al complesso del pozzo Amsicora è vietato salvo consenso del Gestore. Raccomandiamo pertanto a chiunque volesse visitare il sito di mettersi preventivamente in contatto con CEAS

lunedì 30 settembre 2019

Villacidro - Anello Oridda Piscina Irgas





Il trekking a Villacidro sorprende sempre, in particolar modo dal punto di vista naturalistico e regala ogni volta momenti di serena felicità. Dopo la recente visita al massiccio di Santu Miali di cui mi rimanre ancora il prepotente profumo del timo selvatico che arriva fino alla vetta, stavolta il sentiero ci porta a Oridda verso Piscina Irgas. 

La stagione non ci concederà la vista delle cascate, attualmente in secca, per contro potremo camminare sul letto del fiume fino al punto del salto e godere di una spledida vista da una prospettiva inusuale.


Il punto di partenza è il vivaio forestale di Campu s'Isca, in prossimità della "Posada Monti Mannu", da qui si procede costeggiando il letto del Riu Cannisoni per un breve tratto nel quale alcuni saggi nel granito testimoniano la vocazione mineraria che il territorio ha avuto in passato. Dopo circa un chilometro, passato il letto del torrente, prendiamo verso Ovest un sentiero che ci riporta subito alla strada sterrata che dovremo seguire per un buon tratto tra i boschi di leccio ed una gran varietà arbusti tra i quali corbezzolo, biancospino, erica, lentisco, filirea e ginepro. 

Nei tratti in cui il bosco si apre lo sguardo è attratto dai picchi granitici, testimonianza delle forze che per intere ere geologiche hanno contribuito alla formazione del basamento della Sardegna (batolite sardo-corso). Il resto delle rocce è principalmente costituito da argilloscisti e conglomerati sedimentari.

A circa sei chilometri dalla partenza il percorso cambia, un piccolo rimboschimento di abeti, pini ed eucalipto confonde le idee disorientandoci un po' ma torniamo subito alla flora locale avventurandoci su sentieri più stretti fino alla gola scavata dal Riu Oridda e fino al punto in cui, in periodo di piena, le cascate di Piscina Irgas fanno un salto di 45 metri. 

Rientrati sul sentiero principale iniziamo a salire con buona pendenza, raggiungendo il punto più alto del percorso e godendo di una spettacolare vista sulle gole e sulle vette che ci circondano. Questo è sicuramente il tratto più suggestivo e impegnativo del trekking, ma dieci minuti di relax a contemplare il bosco e la vallata sotto di noi, pensando nel silenzio allo scroscio della cascata, ci alleggeriscono e ci preparano all'ultima parte del percorso. 

Scendiamo in direzione nord, rientriamo nel bosco fino alla sorgente S'Acqua Frischedda e ripieghiamo a sud-est seguendo il Rio Cannisoni, scorgendo nelle sue pozze pesci di buona taglia. Anche questo tratto lungo il fiume è molto suggestivo e ci accompagna fino alla chiusura dell'anello ed alla consueta birra di fine trekking.

Caratteristiche tecniche:
Si tratta di un percorso di media difficoltà lungo circa 12km. L'altitudine massima è di 660 metri con un guadagno altimetrico di 430m. Il tempo in movimento è di circa quattro ore, tuttavia vale la pena fermarsi nei punti panoramici o sul fiume per godere del territorio e portare la durata del trkking a circa 6 ore. I sentieri sono ben segnati e facilmente percorribili eccetto pochi punti leggermente esposti.

giovedì 19 settembre 2019

Monte Albo - Punta Catirina

Un trekking sul Monte Albo è irrinunciabile per chi voglia avere un quadro completo dei percorsi escursionistici della Sardegna. Situato nelle Baronie è immediatamente raggiungibile dal comune di Lula, in particolare il nostro percorso parte dalla SP3 che da Lula porta verso Sant'Anna. Si tratta di una piccola ma imponente cordigliera dalle vette calcaree brulle e di un bianco lunare, le cui punte più elevate sono Punta Catirina e Punta Turuddò, entrambe di 1127 m. 


L'inizio del percorso a bordo strada ci catapulta subito in un
ricco bosco di lecci e già dopo i primi passi l'asfalto è dimenticato. La convivenza di funghi e iperico conferisce al trekking la suggestione del passaggio dall'estate all'autunno, il solstizio è vicino e la sua magia si aggiunge a quella di questo splendido territorio. Salendo un sentiero ben evidente fino all'incrocio Usurtia - Campu 'e Susu, si prosegue per Usurtia e si continua a salire passando dalla terra alla roccia fino a raggiungere il valico che porta al cuile di Sa 'e Mussinu. Non è raro in questa zona incontrare i mufloni. 


Una breve discesa e proseguendo verso Nurai si raggiunge l'altopiano di Campu e Susu, dove una bassa e scarsa vegetazione ci sorprende grazie ad un tappeto violetto di zafferano selvatico.  Il substrato terroso scompare completamente, sostituito dalla roccia calcarea, e finalmente si arriva a Punta Catirina. La visuale è magnifica ed oltre alle altre vette del Monte Albo si può ammirare l'intera vallata. Dopo una ripida discesa si prende una deviazione per Omines Agrestes e si
raggiunge l'omonima grotta. L'ingresso è costituito da una grande caverna a sezione triangolare alta circa otto metri e profonda una trentina. Sul fondo una "iscala 'e fustes" ci porta a 5m. dal suolo verso l'ingresso della vera e propria grotta ricca di stalattiti, stalagmiti e colonne, alcune splendide con conformazione ad albero. La grotta è profonda una quarantina di metri e nella parte più interna uno stretto cunicolo di difficile accesso porta ad una seconda sala più piccola ma ugualmente affascinante.

Lasciata la grotta si scende e si procede per Nurai. Dopo una breve sosta in un secondo Cuile si continua la discesa fino a Sa Tumba 'e Nurai. Si tratta di una profonda dolina ad imbuto con strapiombo verticale superiore a 100m, la leggenda narra che fosse meta per gli uomini traditi che vi gettavano le mogli fedifraghe. Per lavare la vergogna dovevano annodare agli alberi sul bordo del precipizio un pezzo della veste della donna linciata. Nella via del rientro, proprio in mezzo al sentiero, alcuni massi nascondono lo stretto ingresso della voragine Su Saccu. L'ultimo tratto della discesa è semplice fino al punto in cui la seconda macchina ci attende.

Il percorso è di circa 10km ed è facilmente percorribile, c'è anche la possibilità di completare l'anello. L'unica difficoltà è data dalla pendenza di alcuni tratti, in particolar modo la salita verso la grotta. Il dislivello in salita è di 777m. Si deve fare particolare attenzione in prossimità di Sa Tumba 'e Nurai in quanto il passaggio sullo strapiombo è abbastanza stretto. Sconsiglio a chi soffre di claustrofobia di entrare nella seconda sala della grotta (nb: in grotta entrate solo con torcia o lampada frontale).

Un ringraziamento particolare a Gianni che ci ha fatto da guida, al prossimo cammino.