lunedì 7 ottobre 2019

Montevecchio - Cantiere di Ponente



Questa splendida escursione ci porta a scoprire una delle località minerarie più suggestive della Sardegna. Sebbene dell'attività estrattiva nella zona di Montevecchio si abbiano evidenze fin dal III secolo a.C., il nostro interesse ricade sulla costruzione e sull'ascesa del moderno complesso minerario.

La nascita delle miniere di Montevecchio si può datare al 1848, quando Giovanni Antonio Sanna ottenne le concessioni. Il periodo di maggior splendore per la produzione mineraria, iniziato a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, culminò intorno agli anni '60 del XX secolo, quando Montevecchio divenne la più importante miniera di piombo e zinco d'Italia.

Il lento declino che ne seguì fu dovuto principalmente ai costi crescenti ed alla concorrenza internazionale oltre che alle diverse successioni nel controllo della miniera che portarono all'occupazione del Pozzo Amsicora ed alla chiusura nel 1991.

Gli impianti minerari si dividono in due diverse aree geografiche e sono identificati come cantieri di Levante e di Ponente, separati dal passo in cui sorge l'abitato di Montevecchio (passo di Gennaserapis). Il nostro percorso segue il Cantiere di Ponete, più interessante sia dal punto di vista naturalistico sia per le suggestioni evocate dai siti in stato di abbandono che risalgono alle diverse fasi di ampliamento della miniera.

Nonostante gli elevati livelli di inquinamento dovuti all'attività mineraria e la morfologia del terreno modificata dagli scavi e dai materiali di risulta, anche gli habitat più degradati ci stupiscono per la grande biodiversità vegetale, a partire dalla macchia mediterranea e dai boschi di lecci e quercia da sughero, fino ed evidenti rimboschimenti di pino ed eucalipto, passando per la tipica vegetazione lacustre in prossimità degli invasi.



Iniziamo a camminare partendo da un grande spiazzo sterrato all'uscita Sud-Est dell'abitato e immediatamente scorgiamo i primi segni della frenetica attività che un tempo animava la zona. I resti di una teleferica che collegava la nostra posizione con la vallata sottostante e con l'albergo Sartori (dormitorio maschile abbandonato) che scorgeremo più avanti, danno il via al nostro viaggio nel tempo.

Il percorso si addentra in un bosco di lecci e querce da sughero e ci porta verso la diga di Donegani e l'omonimo bacino, qui i lecci lasciano il posto alle acacie e ad una vegetazione arbustiva più bassa. Una suggestiva passeggiata sulla diga, poi prendiamo il sentiero che costeggiando il fiume ci porta verso la laveria Lamarmora. Durante il percorso incontriamo una torretta di avvistamento per il censimento dei cervi, ancora presenti in buon numero su queste colline. Giunti alla Laveria il nostro viaggio si trasforma sempre più in un trekking minerario e diventiamo esploratori di un mondo quasi postapocalittico.

Arrivati alla Laveria Lamarmora, la prima ad entrare in funzione nel 1878 nel cantiere Telle, iniziamo a capire le dinamiche di lavorazione dei materiali estratti e troviamo evidenza, tra gli scarti, della presenza di galena con i suoi cristalli grigio piombo. La laveria era utilizzata per trattare i grezzi provenienti dalla miniera di Telle che incontriamo poco più avanti lungo il cammino. Il pozzo Amsicora, cardine della miniera, fu ristrutturato nel 1938 con richiami liberty e da allora è rimasto immodificato. Oggi è simbolo della lotta dei minatori che lo occuparono per protesta fino al maggio del 1991.

All'interno del complesso sono visibili i macchinari per la lavorazione ed il trasporto del materiale e gli ascensori che portavano gli operai nel sottosuolo fino a 300m di profondità.

Prossima tappa: il cantiere Sanna, il percorso che ci porta da un pozzo all'altro (una semplice strada sterrata) ci regala altre interessanti finestre sull'attività mineraria, dagli ingressi sigillati delle gallerie che punteggiano il fianco della montagna, agli impianti per l'aerazione forzata che garantivano la sopravvivenza nei cunicoli sotterranei. La miniera Sanna e l'omonimo pozzo risalgono al 1886, quest'ultimo fu ristrutturato nel 1936 e restò in funzione fino alla fine degli anni ’80.

La nuova laveria Sanna, costruita dopo il restauro del pozzo, è oggi accessibile e mostra l'intera filiera di lavorazione del materiale estratto. I macchinari sono congelati al momento della dismissione dell'impianto e se il tempo non li avesse deteriorati si potrebbe pensare che la produzione debba riprendere da un momento all'altro. L'esplorazione delle miniere Sanna e Telle, lascia al visitatore una sensazione ambivalente: da un lato si viene catapultati indietro nel tempo e ci si immedesima (per quanto possibile) con i minatori che hanno sofferto e subito le fatiche di un lavoro terribile e usurante, dall'altro lato sembra di essere trasportati in un futuro postapocalittico dove le strutture minerarie sono la testimonianza di una passata civiltà che viene pian piano riconquistata dalla natura.

Una meravigliosa sorpresa ci ha accolti nell'ultimo tratto del percorso, una coppia di cervi ci ha salutati accompagnandoci all'arrivo. 
Il percorso ad anello ha una lunghezza complessiva di 14km con un guadagno altimetrico di 406m. Il cammino è abbastanza agevole e per buona parte si sviluppa su strada sterrata. Sebbene possa essere completato in quattro ore è impossibile non arrendersi al fascino delle strutture minerarie, per cui è bene dedicare un po' di tempo all'esplorazione dei siti.
Se come noi organizzerai questo bel trekking in concomitanza con un evento del birrificio locale concluderai l'escursione nel modo migliore condividendo col gruppo birra, chiacchiere e risate.


Nota: 
a seguito della pubblicazione di questo post abbiamo ricevuto comunicazione da CEAS di Ingurtosu che ci ha segnalato che l'accesso al complesso del pozzo Amsicora è vietato salvo consenso del Gestore. Raccomandiamo pertanto a chiunque volesse visitare il sito di mettersi preventivamente in contatto con CEAS

lunedì 30 settembre 2019

Villacidro - Anello Oridda Piscina Irgas





Il trekking a Villacidro sorprende sempre, in particolar modo dal punto di vista naturalistico e regala ogni volta momenti di serena felicità. Dopo la recente visita al massiccio di Santu Miali di cui mi rimanre ancora il prepotente profumo del timo selvatico che arriva fino alla vetta, stavolta il sentiero ci porta a Oridda verso Piscina Irgas. 

La stagione non ci concederà la vista delle cascate, attualmente in secca, per contro potremo camminare sul letto del fiume fino al punto del salto e godere di una spledida vista da una prospettiva inusuale.


Il punto di partenza è il vivaio forestale di Campu s'Isca, in prossimità della "Posada Monti Mannu", da qui si procede costeggiando il letto del Riu Cannisoni per un breve tratto nel quale alcuni saggi nel granito testimoniano la vocazione mineraria che il territorio ha avuto in passato. Dopo circa un chilometro, passato il letto del torrente, prendiamo verso Ovest un sentiero che ci riporta subito alla strada sterrata che dovremo seguire per un buon tratto tra i boschi di leccio ed una gran varietà arbusti tra i quali corbezzolo, biancospino, erica, lentisco, filirea e ginepro. 

Nei tratti in cui il bosco si apre lo sguardo è attratto dai picchi granitici, testimonianza delle forze che per intere ere geologiche hanno contribuito alla formazione del basamento della Sardegna (batolite sardo-corso). Il resto delle rocce è principalmente costituito da argilloscisti e conglomerati sedimentari.

A circa sei chilometri dalla partenza il percorso cambia, un piccolo rimboschimento di abeti, pini ed eucalipto confonde le idee disorientandoci un po' ma torniamo subito alla flora locale avventurandoci su sentieri più stretti fino alla gola scavata dal Riu Oridda e fino al punto in cui, in periodo di piena, le cascate di Piscina Irgas fanno un salto di 45 metri. 

Rientrati sul sentiero principale iniziamo a salire con buona pendenza, raggiungendo il punto più alto del percorso e godendo di una spettacolare vista sulle gole e sulle vette che ci circondano. Questo è sicuramente il tratto più suggestivo e impegnativo del trekking, ma dieci minuti di relax a contemplare il bosco e la vallata sotto di noi, pensando nel silenzio allo scroscio della cascata, ci alleggeriscono e ci preparano all'ultima parte del percorso. 

Scendiamo in direzione nord, rientriamo nel bosco fino alla sorgente S'Acqua Frischedda e ripieghiamo a sud-est seguendo il Rio Cannisoni, scorgendo nelle sue pozze pesci di buona taglia. Anche questo tratto lungo il fiume è molto suggestivo e ci accompagna fino alla chiusura dell'anello ed alla consueta birra di fine trekking.

Caratteristiche tecniche:
Si tratta di un percorso di media difficoltà lungo circa 12km. L'altitudine massima è di 660 metri con un guadagno altimetrico di 430m. Il tempo in movimento è di circa quattro ore, tuttavia vale la pena fermarsi nei punti panoramici o sul fiume per godere del territorio e portare la durata del trkking a circa 6 ore. I sentieri sono ben segnati e facilmente percorribili eccetto pochi punti leggermente esposti.

giovedì 19 settembre 2019

Monte Albo - Punta Catirina

Un trekking sul Monte Albo è irrinunciabile per chi voglia avere un quadro completo dei percorsi escursionistici della Sardegna. Situato nelle Baronie è immediatamente raggiungibile dal comune di Lula, in particolare il nostro percorso parte dalla SP3 che da Lula porta verso Sant'Anna. Si tratta di una piccola ma imponente cordigliera dalle vette calcaree brulle e di un bianco lunare, le cui punte più elevate sono Punta Catirina e Punta Turuddò, entrambe di 1127 m. 


L'inizio del percorso a bordo strada ci catapulta subito in un
ricco bosco di lecci e già dopo i primi passi l'asfalto è dimenticato. La convivenza di funghi e iperico conferisce al trekking la suggestione del passaggio dall'estate all'autunno, il solstizio è vicino e la sua magia si aggiunge a quella di questo splendido territorio. Salendo un sentiero ben evidente fino all'incrocio Usurtia - Campu 'e Susu, si prosegue per Usurtia e si continua a salire passando dalla terra alla roccia fino a raggiungere il valico che porta al cuile di Sa 'e Mussinu. Non è raro in questa zona incontrare i mufloni. 


Una breve discesa e proseguendo verso Nurai si raggiunge l'altopiano di Campu e Susu, dove una bassa e scarsa vegetazione ci sorprende grazie ad un tappeto violetto di zafferano selvatico.  Il substrato terroso scompare completamente, sostituito dalla roccia calcarea, e finalmente si arriva a Punta Catirina. La visuale è magnifica ed oltre alle altre vette del Monte Albo si può ammirare l'intera vallata. Dopo una ripida discesa si prende una deviazione per Omines Agrestes e si
raggiunge l'omonima grotta. L'ingresso è costituito da una grande caverna a sezione triangolare alta circa otto metri e profonda una trentina. Sul fondo una "iscala 'e fustes" ci porta a 5m. dal suolo verso l'ingresso della vera e propria grotta ricca di stalattiti, stalagmiti e colonne, alcune splendide con conformazione ad albero. La grotta è profonda una quarantina di metri e nella parte più interna uno stretto cunicolo di difficile accesso porta ad una seconda sala più piccola ma ugualmente affascinante.

Lasciata la grotta si scende e si procede per Nurai. Dopo una breve sosta in un secondo Cuile si continua la discesa fino a Sa Tumba 'e Nurai. Si tratta di una profonda dolina ad imbuto con strapiombo verticale superiore a 100m, la leggenda narra che fosse meta per gli uomini traditi che vi gettavano le mogli fedifraghe. Per lavare la vergogna dovevano annodare agli alberi sul bordo del precipizio un pezzo della veste della donna linciata. Nella via del rientro, proprio in mezzo al sentiero, alcuni massi nascondono lo stretto ingresso della voragine Su Saccu. L'ultimo tratto della discesa è semplice fino al punto in cui la seconda macchina ci attende.

Il percorso è di circa 10km ed è facilmente percorribile, c'è anche la possibilità di completare l'anello. L'unica difficoltà è data dalla pendenza di alcuni tratti, in particolar modo la salita verso la grotta. Il dislivello in salita è di 777m. Si deve fare particolare attenzione in prossimità di Sa Tumba 'e Nurai in quanto il passaggio sullo strapiombo è abbastanza stretto. Sconsiglio a chi soffre di claustrofobia di entrare nella seconda sala della grotta (nb: in grotta entrate solo con torcia o lampada frontale).

Un ringraziamento particolare a Gianni che ci ha fatto da guida, al prossimo cammino.

martedì 17 settembre 2019

Ammappa l'Italia



Ho scoperto solo di recente "Ammappa l'Italia", un progetto di Marco S. Loperfido, conosciuto tramite il documentario BOEZ trasmesso da RAI 3 che racconta il viaggio a piedi sulla via Francigena di alcuni detenuti e la loro ricerca di riscatto.

Il Progetto Ammappa l'Italia si prefigge di costruire una rete di percorsi che garantisca la possibilità di spostarsi a piedi in tutto il territorio italiano grazie alla collaborazione di noi camminatori.

Chiunque voglia contribuire può inviare una descrizione dei percorsi fatti, corredata da foto, tracce GPS e indicazioni tecniche. L'insieme dei dati inviati dovrebbe costituire, oltre alla rete di cammini, una ricca mediateca dove trovare ogni genere di informazione utile per chi intenda affrontare uno specifico percorso.

Notando che per la Sardegna, così ricca di percorsi e trek meravigliosi, sono riportati pochissimi tratti di cammino, ho deciso di partecipare per quel che posso, qualsiasi strumento che renda più piacevole e sicuro camminare nella nostra Isola è benaccetto. 

Tutte le informazioni sul progetto sono disponibili al link riportato sopra. Buon lavoro a tutti e buon cammino.

martedì 10 settembre 2019

Trekking a Cala Biriola

Cala Biriola
Cala Biriola (o Biriala) è una delle perle della costa di Baunei, situata tra Goloritzè e Cala Luna è raggiungibile a piedi tramite un'impegnativo trekking che parte dal parcheggio dell'Ololbissi Trekking Service, raggiungibile in auto da Baunei attraverso il Golgo. La strada è ben tenuta ma meglio evitare auto troppo basse. 

Iscala 'e fustes
Il tragitto nel Supramonte di Baunei corre lungo l'imponente falesia calcarea ed attraversa boschi di ginepro e lecci secolari che coprono a tratti la vista sul mare solo per aumentare lo stupore quando l'azzurro e il turchese della cala in avvicinamento irrompono prepotenti generando meraviglia.

Scale lungo la parete rocciosa
Il percorso è breve ma impegnativo a causa della pendenza ma soprattutto per la presenza di alcuni tratti più tecnici che richiedono particolare attenzione. Il primo passaggio delicato è su una "iscala 'e fustes", piattaforma di ginepro fissata su una parete verticale percorribile con l'ausilio di un cavo metallico fisso. Poco dopo nella discesa c'è il secondo punto da affrontare con attenzione: una scala metallica in un punto a picco sulla baia, seguita da altra scala in legno. La difficoltà non è alta, tuttavia sconsiglio il percorso a chi soffre di vertigini.



Punto accesso scala
In alcuni tratti, soprattutto nell'ultima parte, è facile lasciare il sentiero. Sebbene sia frequentemente calpestato i segnali sulla roccia non sono evidentissimi, soprattutto in discesa, meglio quindi non distrarsi. Il fondo è perlopiù pietroso, salvo per la parte boschiva e per l'ultimo tratto prima della cala, costituito da terra sabbiosa un po' sdrucciolevole. Si arriva al mare subito a sud della spiaggia, in corrispondenza di un arco naturale di roccia calcarea che funge da porta del Paradiso.


Spiaggia Biriola
Tramite aperture nelle pareti rocciose e passerelle di legno si giunge finalmente a calpestare i bianchi e levigati sassolini che caratterizzano l'arenile e grazie ai quali il mare risplende di tutte le gradazioni del blu. Costume da bagno e asciugamano in microfibra sono dotazioni indispensabili per un trekking in questa cala o in quelle vicine.

venerdì 6 settembre 2019

Il Castello di Quirra



Castello di Quirra
Il Castello di quirra si trova nel territorio comunale di Villaputzu ed è facilmente raggiungibile grazie alle indicazioni sulla vecchia statale 125.  Arrivati sotto il colle che ospita i ruderi si può decidere di iniziare subito la salita a piedi o proseguire in macchina fino al parcheggio situato a metà altezza. L'ultimo tratto della salita è semplice sebbene tortuoso e ripido e regala meravigliosi scorci sia sulla costa sia sulle valli interne.
salita al castello

Il castello è situato a poco meno di 300m sul livello del mare su un massiccio calcareo che domina il territorio circonstante. Dalla sommità la visuale è magnifica e spazia dalla lunga spiaggia di Murtas (fino a poco tempo addietro demanio militare), alle valli da cui si eleva il monte Cardiga sede del complesso minerario di Baccu Locci. Sul versante del colle che si affaccia verso l'interno è ancora visibile la cava da cui venne estratto il materiale per la costruzione della fortezza.

veduta dal castello
Il castello fu edificato nel XIII secolo dal Giudicato di Cagliari con funzione difensiva contro le mire espansionistiche degli altri Giudicati (in particolare quello di Gallura). Passò sotto il controllo aragonese nel 1324 e resistette all'assalto degli eserciti del Giudicato di Arborea e dei Doria che ne tentarono la conquista al fine di assicurarsi il controllo della costa e delle risorse minerarie. Le più note vicende del castello sono tuttavia legate ai Carroz (Carròs, antico casato nobiliare di provenienza valenciana), che nel 1349 ne divennero feudatari (poi conti) con Berengario II Carroz. Le più note vicende della Contea sono tuttavia quelle legate a Violante II Carroz che nel 1469 a soli 13 anni divenne contessa di Quirra (da non confondere con l'ava Violante Carroz figlia di Berengario, che fu coeva ed avversaria di Eleonora D'Arborea).
Come accade per la maggior parte dei castelli, la storia e la leggenda si intrecciano fino legare indissolubilmente un personaggio alle mura, per esaltare in modo più o meno veritiero la storia locale. Per il castello di Quirra il personaggio perfetto è Violante II Carroz "la sanguinaria". Generalmente le donne di potere dell'epoca vengono ammantate dalla leggenda di un'ombra malefica che finisce per aumentarne il fascino, lo stesso accadde per Francesca Zatrillas contessa del castello del Montiferru (Cuglieri). Storicamente Violante condannò a morte per impiccagione il suo prete confessore Giovanni Castanja accusandolo di aver reso nota la sua relazione con il diplomatico catalano Berengario Bertran, per questo fu scomunicata ed arrestata. Le morti dei suoi consorti e dei figli contribuiscono ad alimentare la leggenda di malasorte che la circonda. Si narra che la Contessa morì precipitando da un torrione del castello e finendo in una delle grotte sottostanti, nella quale lei stessa aveva nascosto un telaio d'oro, anche questo aspetto della leggenda è comune: non c'è castello senza tesoro e passaggi segreti. Comunque io uno sguardo in giro l'ho dato, ma di oro neanche una traccia.

NELLE VICINANZE

Ai piedi del castello si può visitare una tomba ipogea detta "sa presoni", riusata in periodo giudicale come prigione del Castello.

Trenino miniera
Villaggio minerario Baccu Locci
A qualche chilometro dal castello si trova il complesso minerario di Baccu Locci, non è consigliabile recarcisi con un'utilitaria, meglio un'auto che possa reggere una strada molto dissestata a causa di evidenti eventi alluvionali. Il sito è stato oggetto di ristrutturazione nel decennio scorso, tuttavia come purtroppo spesso accade, nonostante i fondi stanziati dalla CE, è ad oggi in stato di abbandono (o quantomeno è poco valorizzato). Il paesaggio anche qui è meraviglioso, nel percorso dalla laveria all'ingresso della miniera si può ammirare la diga che garantiva l'acqua necessaria al funzionamento della laveria, lo sguardo poi sale fino alle cenge che seguono i contrafforti calcarei e dominano la vallata.

Tomba dei Giganti
Lungo la strada per le miniere un cartello ci segnala la presenza di una tomba dei giganti, purtroppo lo stato di conservazione non è dei migliori, tuttavia è un segnale incontrovertibile della presenza anche in questa particolare zona di insediamenti dell'epoca nuragica.

martedì 27 agosto 2019

Sardegna Occidentale - Trekking da S'Archittu a Bosa Marina

Foce Rio Mannu


Specifiche tecniche: 

Si tratta di un Trekking di media difficoltà e di lunga percorrenza, circa 35 Km quasi tutti su costa con un dislivello che cresce nella seconda parte del tracciato per la presenza di diversi canaloni che richiedono un continuo sali-scendi.
Il dislivello complessivo è di circa 950 m con poco più di 170 m di altitudine massima. Il percorso richiede un'intera giornata di cammino.

Consigli:

Poco prima del 14° km sarà necessario attraversare la foce del Rio Mannu, il passaggio è abbastanza agevole d'estate ma consiglio di mettere nello zaino delle scarpette leggere da scoglio in quanto il fondale (meno di un metro nel punto più profondo), è composto da ciottoli su cui è fastidioso camminare scalzi. Meglio evitare di frantumarsi un dito a metà cammino.
Consigliatissimo nella bella stagione il costume da bagno, si raggiungeranno splendide calette nelle quali si potrà sostare (non troppo a lungo) per un tuffo rinfrancante.
D'inverno la costa è sferzata dal maestrale ed il livello del Rio Mannu sale, se pertanto si vuole camminare sul percorso in questa stagione occorre accertarsi delle buone condizioni meteo e mettere in conto di poter essere costretti a rientro una volta raggiunto il fiume. In ogni caso il percorso a bastone fino alla Foce non è affatto male. Considerata la lunghezza del percorso inoltre con le giornate corte invernali è necessario essere camminatori veloci per concluderlo tutto con la luce del Sole. Evitare il cammino in solitaria nel periodo invernale se non si è esperti e mettere nello zaino un buon cordino che può dar sicurezza nell'attraversamento. Portare buste o contenitori stagni per gli oggetti elettronici (cellulari, fotocamere, gps, etc).
Portare molta acqua, soprattutto d'estate.
Il percorso non è segnato, solo in alcuni passaggi si possono trovare "omini" indicatori, munirsi pertanto di tracciati.

Descrizione:

Alba all'Arco
S'Archittu
La partenza, all'alba, non  potrebbe avere cornice migliore: l'arco naturale di S'Archittu e la sua spiaggia deserta di prima mattina preparano lo spirito per una giornata meravigliosa.

Una facile camminata ci porta sulla falesia calcarea di "Cagaragas" dalla quale si ammira il borgo di S.Caterina di Pittinuri, la sua torre aragonese e la splendida baia.  

Cagaragas
Cagaragas - S.Caterina
Ridiscesi ed attraversata la spiaggia si sale verso la torre e si prosegue lungo varie insenature caratterizzate dalla bianchissima roccia calcarea a picco sul mare. A tratti sembra di camminare sulla Luna. Si raggiunge il piccolo fiordo di Su Riu 'e sa Ide, dove la luce che picchia sull'acqua colora il fondale di smeraldo. Si prosegue verso Su Coduleddu per ammirare il suggestivo crollo di un enorme porzione sferica della falesia calcarea. 


Cascata a Mare
Cascata Cabu Nieddu
Lasciata alle spalle questa località la costa passa dal bianco al nero, da qui partono infatti i meravigliosi bastioni basaltici formatisi dalle eruzioni vulcaniche del Montiferru. Dopo un semplice sentiero si ariva in località Cabu Nieddu, da qui in primavera si può ammirare una delle più alte cascate a mare d'Europa. Passato il torrente si raggiunge la torre aragonese che prende il nome dalla stessa località. Se ci si affaccia dalla scogliera si potrà notare il tratto in cui il mare smeraldino è "pavimentato" da conformazioni basatiche esagonali (basalto colonnare).

Foce
Foghe - Foce del Rio Mannu
Da qui il sentiero inizia ad essere meno battuto ma le torri costiere servono da faro, ci si dirige verso la torre di Foghe prima della quale si dovrà attraversare il Rio Mannu, occorre fare attenzione per individuare l'inizio della discesa verso la foce, generalmente segnato da un omino. 


Torre Cabu Nieddu
Torre Cabu Nieddu

L'incontro tra mare e fiume è meraviglioso ed il paesaggio intorno è mozzafiato, se si ha tempo ci si può concedere un bagno prima di salire alla torre e procedere verso quella successiva: quella di Ischia Ruja. Si lascia il Montiferru e si entra in Planargia. In questo tratto, fino alla torre successiva si possono incontrare diverse calette rocciose con piscine naturali dall'acqua limpidissima, ma soprattutto si ammirano dall'alto i suggestivi scogli di "Sa Corona Niedda" che non invidiano i fratelli maggiori che più a sud fanno la guardia alle coste del Sulcis.

Tresnuraghes
Sa Corona Niedda
Questo tratto risulta essere il più faticoso del percorso in quanto la presenza di diversi canaloni costringe ad avventurosi sali-scendi o allontana dalla costa per la ricerca di sentieri sicuri. Diventa visibile la torre di Columbargia, tuttavia per raggiungerla è necessario allontanarsi dalla costa passando per il rifugio del corpo forestale, tra le pinete e attraverso una piccola lecceta, fino a rivedere il mare. Siamo finalmente vicini a Porto Alabe e dopo una camminata tra terra e sabbia scorgiamo la spiaggia che attraversiamo per tutta la sua lunghezza.

Spiaggia
Spiaggia Porto Alabe
Sebbene non sia consigliabile togliere gli scarponi prima della fine del trekking devo dire che camminare sul bagnasciuga è decisamente piacevole dopo 30 km di trekking. Alla fine della spiaggia si sale verso la strada per percorrere l'ultimo tratto di scarico, con tratti su asfalto. All'arrivo a Turas una birra gelata ed uno splendido tramonto sul mare concludono la giornata.





Tracciato del Percorso

NB: il tracciato è elaborato durante un trekking esplorativo pertanto a tratti sporcato da incursioni per la ricerca della via migliore.


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sabato 3 agosto 2019

Trekking da S'Archittu a Cabu Nieddu






Splendido percorso costiero dall'arco naturale di S'Archittu nel territorio comunale di Cuglieri, fino a Capo Nieddu, dalle lunari coste calcaree alle falesie basaltiche.
Lasciato l'arco ci si addentra su suggestivi sentieri senza mai perdere di vista l'azzurro del mare. Si attraversa la baia di S.Caterina di Pittinuri e passando per la torre aragonese che domina la costa, si arriva alle insenature di "Su Riu 'e sa Ide" e "Su Coduleddu". Un facile sentiero conduce al tratto finale dove in inverno e primavera si può ammirare la cascata a mare di Cabu Nieddu.

martedì 30 luglio 2019

Zecche - come staccare una zecca e prevenire il morso

Il morso di zecca è uno degli inconvenienti che possono capitare durante un trekking, tuttavia non ci si deve allarmare né correre subito al pronto soccorso. Ci sono miti da sfatare e rimedi "della nonna" da evitare. Di seguito riportiamo alcune indicazioni per ridurre al massimo i rischi di trasmissione di malattie di cui la zecca è portatrice.

Come staccare una zecca:

L'unico modo corretto per rimuovere una zecca è usare una pinzetta facendo presa nel punto più vicino possibile alla cute, afferrare e tirare verso l'alto con un delicato movimento rotatorio. Per nessun motivo si devono usare olio, alcool, ed altre sostanze simili che possono avere effetti opposti a quelli desiderati e causare il rigurgito di sangue infetto.
La pinzetta da usare deve consentire la presa senza schiacciare il parassita, può essere specifica per la rimozione delle zecche oppure avere una punta sottile.
Meglio evitare di togliere la zecca con le dita, anche se il primo istinto è quello di liberarsene immediatamente.
Dopo la rimozione è importante disinfettare bene la zona interessata, se ci si accorge che il rostro della zecca è rimasto dentro non ci si deve allarmare, non è più dannoso di una spina, e lo si può rimuovere allo stesso modo, stando attenti a tenere sempre la zona pulita e disinfettata.
Modelli di pinzette per zecche


Monitoraggio:

E' bene tenere sotto controllo la zona del morso per 30/40 giorni e consultare il medico in caso si manifesti l'eritema. Nel caso si manifestino sintomi simili all'influenza o salga la febbre o l'eritema diventi evidente, occorre recarsi dal medico e far presente le circostanze del morso.

Non tutte le zecche sono pericolose:

Esistono diverse specie di zecche che si differenziano in due grandi famiglie: zecche dure e molli. Queste ultime non sono generalmente pericolose per l'uomo, mentre tra le prime le specie più diffuse e rilevanti da un punto di vista sanitario in Italia sono: Dermacentor reticulatus, Hyalomma marginatum, Ixodes persulcatus, e Ixodes ricinus. Il danno non è inflitto dal morso ma da eventuali patogeni di cui la zecca può essere veicolo se infetta. Per quanto riguarda le patologie possono essere trasmessi il morbo di Lyme (borreliosi) o l'encefalite da zecca (TBE).


Prevenzione:

Il periodo più critico nel quale le zecche cercano ospiti è quello che va da marzo ad ottobre. L'ambiente preferito è quello boschivo o dei campi incolti, preferibilmente umido, con passaggio di animali da parassitare. Le zecche non volano né saltano, ma attendono sull'erba il passaggio dell'ospite. Alcuni consigli possono ridurre l'esposizione: 
  • evitare di inoltrarsi in zone poco battute con erba alta,
  • durante le escursioni a rischio controllare spesso visivamente i vestiti o le zone scoperte della pelle (il morso della zecca non è doloroso pertanto in genere non ci si accorge di averla addosso),
  • usare sempre pantaloni lunghi,
  • utilizzare repellenti, facilmente reperibili in commercio.

Una volta rientrati dall'escursione fare un accurato controllo su tutto il corpo, in particolare sulle zone molli e nascoste: ascelle, orecchie, inguine, ombelico, retro del ginocchio, etc. Consigliamo di controllare anche i vestiti per maggior sicurezza.
Chi frequenta costantemente le zone a rischio (giardinieri, contadini, guide ambientali, etc.) può ricorrere al vaccino contro la TBE. 


Per approfondire:


giovedì 18 luglio 2019

Campeggio libero in Sardegna - un assurdo divieto

Sardinia Camping


L'attività all'aperto, che si tratti di trekking, ciclismo, o escursionismo in generale, prevede come elemento imprescindibile la libertà di scegliere la direzione, i tempi e i modi di percorrenza, la destinazione finale. Ogni limitazione non imposta dalla natura finisce inevitabilmente per ridurre questa libertà ed impoverire il viaggio.

Quando si organizza un'uscita di trekking di durata superiore ad un giorno, il rito di allestimento del campo o il semplice posizionamento della tenda/amaca, è parte integrante dell'avventura, oltre che tappa obbligata per chi non voglia o non possa fermarsi in aree attrezzate. Inoltre, nei territori in cui le aree destinate al campeggio non ci sono affatto, la sosta libera costituisce la sola opportunità di fare vero escursionismo.

Nel territorio sardo, ricchissimo di contesti naturali selvaggi, bellissimi e poco frequentati, ma povero di strutture dedicate ai campeggiatori, viaggiare in libertà per più di un giorno, a piedi o in bicicletta, è di fatto vietato. L'alternativa al "pacchetto turistico" o all'uscita giornaliera non esiste:


La Legge Regionale 28/07/2017, N. 16 stabilisce infatti che:

[...] Su tutto il territorio regionale è vietato il campeggio con tende, caravan, autocaravan, camper o altri simili mezzi mobili di pernottamento al di fuori delle strutture ricettive all'aria aperta, delle aree attrezzate di sosta temporanea, delle aree di sosta temporanea approntate presso altre attività di servizio ai viaggiatori, quali stazioni di servizio, strutture agrituristiche e di ristorazione, e delle altre aree eventualmente individuate dai comuni interessati.

Ciò rende illegale non solo l'utilizzo della tenda, ma anche quello dell'amaca o il semplice utilizzo di sacco e sottosacco che potrebbero ricadere nella definizione di "altri simili mezzi mobili di pernottamento". La trasgressione può costare fino a 200€ di multa, il doppio in caso di recidiva.

Le motivazioni di questa scelta assolutamente indiscriminata possono essere individuate solo nella volontà di costringere i turisti in strutture commerciali. Poco convincono i riferimenti alla  necessità di salvaguardare l'ambientale in quanto chi si sposta per escursioni giornaliere (sicuramente meno coinvolto con la natura rispetto ad un escursionista "wild"), inquina sicuramente di più rispetto ad un trekker che decide di camminare una settimana nel Supramonte. D'altra parte per la salvaguardia antincendio sarebbe stato sufficiente il divieto di accendere fuochi e per la difesa degli arenili una "fascia di rispetto" con distanza minima dal bagnasciuga avrebbe raggiunto lo scopo. Ovviamente le oasi protette devono sempre essere interdette ad ogni forma di campeggio.

Ciò che stupisce è quindi l'assolutezza della disposizione e la poca lungimiranza nel vedere opportunità di sviluppo di un comparto turistico che non è sicuramente di nicchia, in un periodo in cui i "cammini" fioriscono in tutta Europa (e non solo).

Restiamo fiduciosi, ma poco convinti, riguardo alla revisione della Legge, nel frattempo continuiamo a guardarci attorno sospettosi alla luce di una lampada frontale e sogniamo uomini in divisa che incassano le nostre multe.


Aggiornamento 19/07/2019

Voglio integrare l'articolo a seguito dei diversi commenti postati su social che pongono due obiezioni a quanto scritto sopra:
1) i campeggiatori inquinano;
2) i campeggiatori spendono poco (quindi non ci conviene accoglierli).
Sono ovviamente due punti di vista legittimi, tuttavia opinabili.

Per quanto riguarda il primo punto si possono fare le seguenti considerazioni:
- Se il problema è l'inquinamento servono sanzioni contro chi sporca, non contro chi monta una tenda. È come se per evitare che qualcuno guidi da ubriaco si vietasse a tutti di utilizzare l'auto.
- L'attenzione alla natura di un trekker, di uno scout, e di chi in genere pratica seriamente l'escursionismo, è generalmente più elevata rispetto a quella di chi si limita ad uscite giornaliere occasionali. È pur vero che questi ultimi dovrebbero essere più controllati da parte degli accompagnatori, ma si deve pensare che anche il campeggio libero con accompagnatore è vietato.

In merito al secondo punto ancora due obiezioni:
- Prendendo per buono l'assunto che un libero campeggiatore spenda poco, cosa guadagnamo in più nel caso non venga affatto a percorrere i nostri sentieri?
- L'obiezione più importante su questo punto (che potrebbe attirarmi la maggior parte delle critiche) è che chi guarda esclusivamente al lato economico ragiona con una visione proprietaria del territorio. Se si tiene fuori la proprietà privata, alla quale ovviamente non si può accedere senza consenso, i territori demaniali devono essere fruibili a chiunque. Il discorso "viene a casa mia e non paga" non funziona semplicemente perché le ricchezze naturali e culturali della Sardegna non sono nostre, sono di tutti. Noi dobbiamo salvaguardarle e valorizzarle ma non dobbiamo considerarle proprietà a reddito bensì risorse da valorizzare.

Aggiungo che le considerazioni del post sono scritte pensando al trekking, anche perché la vacanza estiva di una famiglia in tenda ha per sua natura necessità di strutture dedicate e difficilmente viene fatta con campeggio libero.

Concludo con l'ovvia considerazione che quanto detto finora è l'opinione del blog, anche se ritengo sia abbastanza logica e condivisibile, aspetto commenti e confutazioni che possano aiutare i lettori a formarsi un'opinione in un senso o nell'altro..

lunedì 17 giugno 2019

Badde Urbara - Elighes Uttiosos (Montiferru)

NOTE GENERALI

Si tratta di un percorso ad anello di circa 13Km, per la maggior parte situato nel comune di Santu Lussurgiu, con incursioni nel territorio di Cuglieri. Il percorso non è difficile e, se si esclude la salita sulla vetta di monte Entu, è adatto a chiunque sia abituato a lunghe camminate.

Il dislivello complessivo è di circa 380m ed il tempo di percorrenza di circa 5 ore (comprese alcune brevi pause). Lungo il tragitto si potranno ammirare splendidi panorami e in giornate limpide da Monte Urtigu la vista spazia dalle scogliere di Alghero fino al basso Campidano, con al centro la marina di Cuglieri e la penisola del Sinis.

Il percorso è particolarmente interessante dal punto di vista geologico, si incontreranno testimonianze evidenti dell'origine vulcanica del massiccio e rocce dalle forme impossibili. Nonostante quasi tutto il percorso si sviluppi attorno ai 1000m, senza forti dislivelli, la varietà di piante che si incontrano è notevole e si possono fare fortunati incontri con i mufloni.


IL PERCORSO

Si parte dal parcheggio sotto le antenne della RAI di Badde Urbara, ad un'altitudine di 950m. Nel primo tratto di strada la vegetazione è ben curata e varia, particolarmente belli gli agrifogli e in periodo di fioritura a bordo strada il viola della veccia, il rosa della digitale e il bianco del cisto impreziosiscono il cammino.

Si procede verso ovest per circa 1,5 Km, al primo bivio si tiene la sinistra e dopo un altro mezzo chilometro si sale invece sulla destra. Il magnifico panorama sulle valli sottostanti compare e scompare fino a diventare una costante quando si raggiungono le vette più alte. A circa 3,5Km dalla partenza il sentiero separa Monte Urtigu (sulla sinistra) e Monte Entu (sulla destra).

Il percorso per la vetta del Monte Urtigu è segnato da diversi "omini" ed è imperdibile la vista dal punto più alto dell'intera catena del Montiferru. Durante l'avvicinamento si possono ammirare conformazioni rocciose dalle forme più strane, inoltre si scorgeranno le voliere utilizzate per la reintroduzione dei grifoni nel territorio. In cima si potrà vedere il punto trigonometrico posizionato dal generale La Marmora e in condizioni meteorologiche favorevoli da qui si può ammirare quasi tutta la costa occidentale della Sardegna.

Poco più avanti, si può deviare verso Monte Entu. La vista vale l'arrampicata ma si sconsiglia la scalata a chi non ama le altezze e le pareti ripide. Inoltre il nome non è casuale, quasi sempre in cima il vento (entu) soffia forte aumentando la sensazione di instabilità.

Si riprende la strada che procede verso sud per il primo tratto fino a trovare un incrocio nel quale si dovrà prendere la destra tornando verso N.O. fino alla fonte di Elighes Buttiosos (lecci gocciolanti), posto ideale per il pranzo. Qui una fonte perenne sgorga da alcune rocce sovrastate da grandi lecci.

Continuando sul sentiero si passa sotto il versante opposto (quello occidentale) di Monte Entu e quasi subito si può accedere (salendo sulla sinistra del sentiero) ad un altro punto panoramico dal quale lo sguardo spazia tra moti e mare, si procede quindi verso Punta Sa Chidonza.

Continuando per un tratto in salita e si passa accanto ad un bosco di abeti, fino ad arrivare al bivio che chiude l'anello. Nell'ultimo tratto si può scegliere una variante del cammino per vedere una piccola costruzione abbandonata (probabilmente vedetta antincendio) situata in una posizione affascinante, nascosta tra le rocce ed in bilico su un profondo dirupo che domina la valle sottostante.


TRACCIA PERCORSO

mercoledì 15 maggio 2019

Montiferru - Trekking: la via dell'acqua

Trekking Montiferru

Il Montiferru è un massiccio di origine vulcanica caratterizzato da fitti boschi, maestose formazioni rocciose e grande abbondanza d'acqua (torrenti, piccole cascate e sorgenti). Il territorio di Cuglieri occupa il versante occidentale, digrada verso il mare fino alla costa ed è caratterizzato da una vegetazione ricca e varia. Si passa dalla macchia mediterranea, agli oliveti e i frutteti, per finire con le leccete che caratterizzano il territorio montano.
Sotto il profilo geolitologico il Montiferru è caratterizzato da spettacolari formazioni fonolitiche e da rocce basaltiche che accompagnano l'occhio dalle vette più alte alle falesie a picco sul mare. Parte della costa si distingue per le bianche e suggestive scogliere di roccia calcarea.

IL PERCORSO

Il percorso proposto non è segnato, è un anello di poco più di 12 Km con un livello di difficoltà medio. Il guadagno altimetrico è di 460 m e si raggiunge un'altitudine massima di circa 800 m.

Punto ideale per la partenza è il parcheggio sotto il Castello del Montiferru (meglio noto come Casteddu ‘Etzu), dal quale si può percorrere la ripida salita che porta alle rovine. 
Il castello fu costruito nella seconda metà del XII secolo, durante il regno del giudice di Torres Barisone II, al fine di difendere la frontiera dalle mire espansionistiche del giudicato di Arborea. Con la caduta del giudicato di Torres il castello passò proprio ad Arborea che ne fece una piazzaforte durante i conflitti contro gli aragonesi. In epoca feudale fu acquisito tra i possedimenti della famiglia Zatrillas, conti di Cuglieri e marchesi di Siete Fuentes, che lo tennero per più di 200 anni. Il castello fu abbandonato alla fine del XVII secolo.

Trekking Montiferru
Dopo la discesa dal castello si percorre il sentiero che porta alla località Canighelbu dove per la prima volta si incontra il torrente (riu) S'Abba Lughida, che ricomparirà più volte durante l'escursione. Gli appassionati di geologia potranno ammirare da qui la splendida conformazione basaltica colonnare della “Rocca ‘e Canighelbu”. Vicini alla strada, in terreno privato, si trovano alcuni ipogei del neolitico recente: le “Domus da Janas di Serruggiu”. Parzialmente danneggiate dall’incuria e dal vandalismo, le due strutture principali offrono ancora suggestioni che riportano al all'età della pietra ed alla prima età del rame.  Le domus non sono segnate nella traccia riportata di seguito, tuttavia per individuarle è sufficiente una veloce ricerca su Maps, è auspicabile che vengano in futuro rese facilmente fruibili ai visitatori.


Lungo la successiva parte del tracciato si nota la presenza di muri a secco che delimitavano i terreni  (di molto precedenti all'editto delle chiudende), ed il selciato (a tratti coperto dal cemento per agevolare l’accesso alle campagne ai mezzi a motore). In questa parte del percorso la vegetazione è ricca, si passa sotto tunnel di corbezzolo e leccio, spesso edera rampicante e salsapariglia vestono gli alberi, in alcuni tratti si fanno veri e propri bagni nella profumatissima ginestra.

Trekking Montiferru
Finalmente si arriva alla cascata: "S'Istrampu 'e Massabari", un meraviglioso salto collocato in uno scrigno naturale racchiuso tra acqua, bosco e roccia. La cascata (perenne) è visitabile in qualsiasi periodo dell’anno, sebbene la portata si riduca nei mesi più caldi. Il microclima che si crea grazie all'acqua rende piacevole la visita anche nelle torride giornate estive.

Lasciato S'Istrampu e ripresa la salita si raggiunge “Su Cuile 'e Micheli B.”. Si tratta di un posto magico dove la struttura circolare di un vecchio recinto di pietra per il bestiame, situata su un piano erboso circondato da fitta vegetazione e da una corona di vette della catena, crea un’atmosfera quasi fiabesca.
Trekking Montiferru
Questo tratto del percorso si presta particolarmente a considerazioni relative alla geologia del territorio. Oltre alle cime basaltiche e fonolitiche si possono ammirare alcuni straordinari dicchi (sa Traessalza).

Si dovrà ripercorrere a ritroso una piccola parte del percorso, poi si riprende l'anello fino ad arrivare a "Sa Domo 'e su Fruschiu". Si tratta di una piccola costruzione di due locali in rovina della quale non si conosce esattamente l'utilizzo originario, ma la cui fattura fa supporre che fosse utilizzata come appoggio o come deposito dall'ordine dei Frati Serviti, stanziati nel territorio già dal XVI secolo. Vicino a questa costruzione, addentrandosi tra i lecci, si può raggiungere un meraviglioso punto panoramico sul versante occidentale del Montiferru che spazia fino al mare. Immediatamente dopo la costruzione occorre prestare attenzione perché il percorso continua sulla sinistra del sentiero più battuto con una deviazione non segnata.

Trekking Montiferru
Nell'ultimo tratto del percorso si incontrano alcuni ruscelli (che talvolta diventano rigagnoli o vanno in secca in piena estate), ed alcune fonti. La natura è sempre ricca, le salite sono terminate e si arriva "in scarico" al punto d'incontro con la strada asfaltata. Qualche centinaio di metri e si arriva al parcheggio del castello, per un ultimo sguardo soddisfatto prima del rientro a casa.