lunedì 24 agosto 2020

Miniere di ferro "Su Enturgiu" e nuraghi Crastachesu e Ameddosu (Montiferru)

Quando la voglia di trekking è impellente ma il caldo scoraggia i compagni di cammino, non resta che cedere ad un'uscita in solitaria con partenza prima dell'alba. La fortuna di abitare ad un passo dal mare e a due dalla montagna e di poter raggiungere con facilità diversi siti di interesse archeologico, agevola non poco la mia decisione. Metto gli scarponi e studio un trekking ad anello tecnicamente semplice ma che mi consentirà di fare un viaggio nella Storia dal Neolitico alla metà del '900.

Con il sole che deve ancora affacciarsi ad Est, mentre S'Archittu dorme, arrivo con la macchina in località Columbaris. L'unica persona che incontro è un pastore che mi dà il buongiorno e sposta gentilmente le capre dalla stretta stradina che mi porta all'attacco. 

Il primo tratto di carrareccia mi porta in poche decine di minuti di camminata silenziosa fino al nuraghe Crastachesu. Si tratta di un nuraghe a torre posizionato sull'orlo di un costone roccioso che domina la piana sottostante e consente la visuale su un buon tratto di costa. Sebbene sia parzialmente crollato è ancora possibile accedere all'interno ed ammirare due grandi architravi provando ad immaginarne la struttura interna originaria. Vista la magia del luogo aspetto che il sole inizi a colorare la costa e ad accendere di blu il mare di Torre del Pozzo, poi proseguo per il nuraghe successivo.

Dopo poco più di due chilometri arrivo al nuraghe Ameddosu, al contrario del precedente questo è visibile dal sentiero anche a distanza in quanto ubicato in una posizione più elevata, è quindi facile raggiungerlo ma non altrettanto arrivare a toccarlo. Pur avendolo a pochi metri ho impiegato del tempo per individuare il vecchio e breve sentiero che porta alla base del nuraghe. Qualche graffio di rovo è il piccolo prezzo da pagare per arrivare alla sommità della struttura, dalla quale si può godere di uno splendido panorama su tutta la marina di Cuglieri. 

Mi ripeto ancora una volta che i nostri antenati sapevano scegliere bene le località in cui costruire e insediarsi. Anche questo nuraghe è a torre e la presenza nelle vicinanze di una serie di strutture murarie circolari fa presumere fosse al centro di un villaggio nuragico. Non sono tanto esperto da poterlo confermare e non ho trovato documentazione di supporto, ma tali strutture mi sembrano a prima vista differenti dai tipici "anniles" (o pinnetti) dei pastori.

Torno indietro fino al sentiero principale ed in poco più di un chilometro faccio un salto in avanti nel tempo di quattromila anni fino alle miniere di Su Enturgiu (o di Monte Ferru). Già gli spagnoli provarono a sfruttare le risorse minerarie della zona, ma fu nella seconda metà dell'ottocento che vennero scavate le prime gallerie e nel secolo successivo, con la concessione ottenuta dalla "Società Anonima Industrie Minerarie ed Elettriche" (SAIME), furono costruiti gli edifici e le infrastrutture necessarie all'attività mineraria di cui incontro le suggestive rovine lungo il cammino.

La parte più emozionante di questo tratto è tuttavia la ricerca degli ingressi delle gallerie, ne ho trovati solo due dei quattro più accessibili: il primo sulla carrareccia (segnato da un omino di pietre) completamente allagato, il secondo trovato quasi per caso mentre provavo ad infilarmi nella vegetazione per ritrovare il vecchio sentiero che gira attorno a Monte Ferru. 

Le piante che hanno invaso il sentiero mi hanno costretto ad una piccola arrampicata su alcune rocce e mi sono ritrovato proprio sopra l'ingresso della miniera. Ridisceso ho potuto sbirciare dentro al buio tunnel senza poter vedere il fondo e senza osare avventurarmi all'interno, sia par la pericolosità insita in tutti i vecchi tunnel minerari, sia per il fatto che il terreno era coperto da fango e acqua.

Soddisfatto dalle bellezze e dalle curiosità incontrate lungo il mio giro percorro il sentiero che da questo punto è più pulito, passando per tratti di bosco e radure soleggiate verso il punto in cui posso decidere se salire verso "Su Palatu": un vecchio edificio tardo medioevale i cui ruderi sono situati in una posizione panoramica mozzafiato. Io decido di proseguire verso casa, ma chiunque volesse avventurarsi verso questo posto meraviglioso può trovare le indicazioni e il tracciato in un mio vecchio post cliccando QUI (rif: km 5.8).

A mezza mattina il sole si fa sentire ma io sono già sulla via di casa con un sorriso stampato, un po' di stanchezza e dieci chilometri in più negli scarponi.



>>TRACCIATO<<

Attenzione: Se seguite questo tracciato tenete conto del fatto che la ricerca del sentiero presso la seconda galleria è stata un po' difficoltosa e che attorno al km 6.8 ho provato una variante che si è dimostrata senza uscita.

venerdì 7 agosto 2020

Sette Fratelli - Sinnai - Trekking sulle vette verso Perd' a Sub 'e Pari

Spesso all'idea di trekking è collegato il desiderio di fuga dalla vita quotidiana o di scoperta di nuovi territori, ciò non significa però dover fare ore di viaggio per arrivare al punto di attacco, si può entrare in un nuovo mondo anche a pochi chilometri da casa. Per chi come me vive a Cagliari il Parco dei Sette Fratelli è sempre stata una valida meta per evadere dalla città ed immergersi nella natura. Tra gli innumerevoli sentieri, uno dei più belli è quello che passa per le vette ed arriva a Perd' a Sub 'e Pari.

La partenza è dalla strada di Monte Cresia, il primo tratto su sterrata ci avvicina a Arcu Sa Spina dove iniziamo il sentiero 814 in uno splendido bosco di lecci e al recinto dei cervi prendiamo il raccordo per il sentiero 811, passando vicino al laghetto Su Crabiolu (Arcu su Crabiolu) procediamo verso NE in direzione Sa Perda Tunda. A tratti il bosco si apre regalandoci splendide vedute sulle vette alternate a scorci sulla vallata che si tuffa nell'azzurro intenso del mare.

La salita verso Is Casteddus de Seti Fradis è meravigliosa, il sentiero si districa tra roccia e macchia e il panorama è mozzafiato. Le vette calcaree hanno fogge che lasciano vagare la fantasia: monoliti perfettamente squadrati dagli agenti atmosferici sembrano giocattoli di un gigante, costruzioni ordinate con cui le divinità della natura si divertono a giocare. Alcune conformazioni di massi impilati ricordano enormi teste con cappelli di pietra. Vale la pena fermarsi a mangiar qualcosa e meditare sulla ricchezza del paesaggio.

Dopo le vette il bosco è più antico, alberi monumentali si siedono su enormi massi coperti di muschio e formano anfiteatri naturali che sono punti di ritrovo e sosta per chi lavora o passa da queste parti, d'estate l'ombra ristoratrice consente di sostare in tranquillità prima di iniziare la ripida discesa verso Tuppe Ludu.

Arriviamo finalmente a Perd' a Sub 'e Pari, un dedalo di cunicoli e passaggi si apre tra enormi massi poggiati uno sull'altro, ci sembra di essere topolini tra le pietre. Non si sa mai cosa spunterà dietro la roccia, a volte una piccola radura altre volte un giaciglio ricavato chiudendo con un muro a secco un anfratto sotto un grande sasso, oppure un albero con radici nella pietra che non si capisce dove possa prendere nutrimento. 

Insomma, una sorpresa dietro l'altra e ci dispiace dover terminare l'esplorazione per tornare verso le auto. Ancora un po' di ripida discesa poi arriviamo al giardino botanico Maidopis, un po' stanchi, torneremo per ammirare con più calma le varietà di alberi e piante del giardino e magari veder mangiare i cervi.