giovedì 17 ottobre 2019

Creste dell'Arcuentu



Si tratta di un trekking consigliato ad escursionisti esperti, sebbene non vi siano difficoltà tecniche rilevanti non lo classifico come semplice percorso escursionistico per diversi motivi. Innanzitutto trattandosi di trekking sulle creste il sentiero non è sempre evidente pertanto è bene seguire percorsi già tracciati, in secondo luogo le salite in alcuni tratti possono essere faticose, soprattutto in prossimità dell'arrivo in vetta.

Il nostro punto di partenza è nella parte a Nord Ovest del complesso montuoso in località "Mitza su Rei", ci sposteremo quindi verso Sud Est fino all'eremo di Fra’ Nazareno in cima al monte Arcuentu, percorrendo circa 9km in cresta ed altri due tra avvicinamento e rientro. 



Raggiunto "Cuccuru Abis" si procede tra roccia e pendii erbosi verso "Su Lunaxi" da qui costeggiando la roccia si arriva ad una suggestiva fenditura tra due pareti di pietra attraversando la quale si può discendere leggermente il versante opposto addentrandosi in un piccolo bosco di lecci e macchia mediterranea, per proseguire in un saliscendi su roccia talvolta interrotta da brevi tratti di terreno con vegetazione bassa e arbustiva o da pietraie sulle quali occorre fare attenzione. Passato M.Genna Limpia si procede sempre in quota verso Arcuenteddu, questo può essere il luogo ideale per una breve sosta pranzo.

L'ultimo tratto è il più impegnativo, si sale nuovamente girando attorno all'Arcuentu fino all'ultimo strappo che ci consente di arrivare al bosco di lecci che in vetta nasconde l'eremo che è stato dimora per importanti figure religiose del '900, ne sono testimonianza le stazioni della Via Crucis che si incontrano nel tratto più ripido del percorso. Dalla sommità il panorama è magnifico. Dall'inconfondibile piana di Arborea passando per il golfo di Oristano, lo sguardo spazia, in un giro ideale, per: Montiferru, Monte Arci, Sette Fratelli, piana del Campidano, Massiccio del Linas e chiude il cerchio con la splendida costa Verde.


Mentre alcune coppie di rapaci volano danzando sulle nostre teste, una piccola sosta meditativa è d'obbligo prima di affrontare la discesa che ci ricondurrà verso l'arrivo. Anche il rientro non è banale, dopo la prima parte molto ripida una distesa erbosa ci porta verso un sentiero immerso nel fitto bosco dove i lecci strozzati dalla salsapariglia sembrano offrire rossi gioielli a grappolo al viandante. L'arrivo su strada chiude una meravigliosa e faticosa giornata.

Dal punto di vista geologico il massiccio riserva molte sorprese, un'altissima concentrazione di dicchi spettacolari trasforma la montagna in un drago addormentato con le creste d'osso sulla schiena. Le rocce sono principalmente basaltiche, a testimonianza delle eruzioni risalenti all'Oligocene, tuttavia c'è ampia presenza di roccia calcarea e conglomerati, particolarmente evidenti in alcuni spettacolari crolli visibili lungo il
percorso. 

Dal punto di vista visivo si è stupiti dalla fragilità di alcune formazioni "mangiate" dalle intemperie in contrasto alle solide e incrollabili pareti verticali. Talvolta inoltre ci si imbatte in incredibili fessurazioni che mostrano la fragilità di speroni rocciosi a prima vista solidi.  Non è raro incontrare formazioni dalle forme antropomorfe o che concedono alla fantasia paragoni col mondo animale o vegetale. Insomma, uno spettacolo di pietra dall'inizio alla fine.







(NB: nel percorso linkato non ho tracciato l'ultimo tratto di asfalto che chiude l'anello, qualora non si abbia la possibilità di organizzare una staffetta tra punto di partenza e di arrivo bisogna aggiungere tre quarti d'ora di camminata su strada).

lunedì 7 ottobre 2019

Montevecchio - Cantiere di Ponente



Questa splendida escursione ci porta a scoprire una delle località minerarie più suggestive della Sardegna. Sebbene dell'attività estrattiva nella zona di Montevecchio si abbiano evidenze fin dal III secolo a.C., il nostro interesse ricade sulla costruzione e sull'ascesa del moderno complesso minerario.

La nascita delle miniere di Montevecchio si può datare al 1848, quando Giovanni Antonio Sanna ottenne le concessioni. Il periodo di maggior splendore per la produzione mineraria, iniziato a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, culminò intorno agli anni '60 del XX secolo, quando Montevecchio divenne la più importante miniera di piombo e zinco d'Italia.

Il lento declino che ne seguì fu dovuto principalmente ai costi crescenti ed alla concorrenza internazionale oltre che alle diverse successioni nel controllo della miniera che portarono all'occupazione del Pozzo Amsicora ed alla chiusura nel 1991.

Gli impianti minerari si dividono in due diverse aree geografiche e sono identificati come cantieri di Levante e di Ponente, separati dal passo in cui sorge l'abitato di Montevecchio (passo di Gennaserapis). Il nostro percorso segue il Cantiere di Ponete, più interessante sia dal punto di vista naturalistico sia per le suggestioni evocate dai siti in stato di abbandono che risalgono alle diverse fasi di ampliamento della miniera.

Nonostante gli elevati livelli di inquinamento dovuti all'attività mineraria e la morfologia del terreno modificata dagli scavi e dai materiali di risulta, anche gli habitat più degradati ci stupiscono per la grande biodiversità vegetale, a partire dalla macchia mediterranea e dai boschi di lecci e quercia da sughero, fino ed evidenti rimboschimenti di pino ed eucalipto, passando per la tipica vegetazione lacustre in prossimità degli invasi.



Iniziamo a camminare partendo da un grande spiazzo sterrato all'uscita Sud-Est dell'abitato e immediatamente scorgiamo i primi segni della frenetica attività che un tempo animava la zona. I resti di una teleferica che collegava la nostra posizione con la vallata sottostante e con l'albergo Sartori (dormitorio maschile abbandonato) che scorgeremo più avanti, danno il via al nostro viaggio nel tempo.

Il percorso si addentra in un bosco di lecci e querce da sughero e ci porta verso la diga di Donegani e l'omonimo bacino, qui i lecci lasciano il posto alle acacie e ad una vegetazione arbustiva più bassa. Una suggestiva passeggiata sulla diga, poi prendiamo il sentiero che costeggiando il fiume ci porta verso la laveria Lamarmora. Durante il percorso incontriamo una torretta di avvistamento per il censimento dei cervi, ancora presenti in buon numero su queste colline. Giunti alla Laveria il nostro viaggio si trasforma sempre più in un trekking minerario e diventiamo esploratori di un mondo quasi postapocalittico.

Arrivati alla Laveria Lamarmora, la prima ad entrare in funzione nel 1878 nel cantiere Telle, iniziamo a capire le dinamiche di lavorazione dei materiali estratti e troviamo evidenza, tra gli scarti, della presenza di galena con i suoi cristalli grigio piombo. La laveria era utilizzata per trattare i grezzi provenienti dalla miniera di Telle che incontriamo poco più avanti lungo il cammino. Il pozzo Amsicora, cardine della miniera, fu ristrutturato nel 1938 con richiami liberty e da allora è rimasto immodificato. Oggi è simbolo della lotta dei minatori che lo occuparono per protesta fino al maggio del 1991.

All'interno del complesso sono visibili i macchinari per la lavorazione ed il trasporto del materiale e gli ascensori che portavano gli operai nel sottosuolo fino a 300m di profondità.

Prossima tappa: il cantiere Sanna, il percorso che ci porta da un pozzo all'altro (una semplice strada sterrata) ci regala altre interessanti finestre sull'attività mineraria, dagli ingressi sigillati delle gallerie che punteggiano il fianco della montagna, agli impianti per l'aerazione forzata che garantivano la sopravvivenza nei cunicoli sotterranei. La miniera Sanna e l'omonimo pozzo risalgono al 1886, quest'ultimo fu ristrutturato nel 1936 e restò in funzione fino alla fine degli anni ’80.

La nuova laveria Sanna, costruita dopo il restauro del pozzo, è oggi accessibile e mostra l'intera filiera di lavorazione del materiale estratto. I macchinari sono congelati al momento della dismissione dell'impianto e se il tempo non li avesse deteriorati si potrebbe pensare che la produzione debba riprendere da un momento all'altro. L'esplorazione delle miniere Sanna e Telle, lascia al visitatore una sensazione ambivalente: da un lato si viene catapultati indietro nel tempo e ci si immedesima (per quanto possibile) con i minatori che hanno sofferto e subito le fatiche di un lavoro terribile e usurante, dall'altro lato sembra di essere trasportati in un futuro postapocalittico dove le strutture minerarie sono la testimonianza di una passata civiltà che viene pian piano riconquistata dalla natura.

Una meravigliosa sorpresa ci ha accolti nell'ultimo tratto del percorso, una coppia di cervi ci ha salutati accompagnandoci all'arrivo. 
Il percorso ad anello ha una lunghezza complessiva di 14km con un guadagno altimetrico di 406m. Il cammino è abbastanza agevole e per buona parte si sviluppa su strada sterrata. Sebbene possa essere completato in quattro ore è impossibile non arrendersi al fascino delle strutture minerarie, per cui è bene dedicare un po' di tempo all'esplorazione dei siti.
Se come noi organizzerai questo bel trekking in concomitanza con un evento del birrificio locale concluderai l'escursione nel modo migliore condividendo col gruppo birra, chiacchiere e risate.


Nota: 
a seguito della pubblicazione di questo post abbiamo ricevuto comunicazione da CEAS di Ingurtosu che ci ha segnalato che l'accesso al complesso del pozzo Amsicora è vietato salvo consenso del Gestore. Raccomandiamo pertanto a chiunque volesse visitare il sito di mettersi preventivamente in contatto con CEAS



Attenzione: il tracciato in kmz (visionabile con Google Earth) è costruito su mappa seguendo il percorso originale, potrebbero esserci pertanto piccoli scostamenti.