mercoledì 11 dicembre 2019

S'Istrada Manna - Urzulei





L'invito di un buon gruppo di amici a percorrere S'Istrada Manna è irrinunciabile, pertanto prima dell'alba si parte per Baunei per un altro giro in Supramonte, questa volta tra il territorio di Baunei e quello di Urzulei.

Si inizia a camminare dallo spiazzo di Lovettecannas verso Genna Cuccureddu. Dopo un primo tratto di carrereccia, con panorami che già iniziano a mozzare il fiato, ci si addentra su sentiero (non sempre segnato) con fondo misto prevalentemente costituito da pietraia e roccia calcarea. Orientandoci tra la bassa vegetazione arbustiva arriviamo a s'Iscala 'e Ghirovai, tipica "iscala 'e fustes" in legno di ginepro costruita dai pastori in tempi remoti per consentire il passaggio sulla parete verticale. 
Subito sotto, discesa la parete, ci fermiamo all'omonimo cuile per per una breve sosta, i profumi di mentuccia e rosmarino ci coccolano, il panorama è stupendo ma ci rimettiamo in cammino con la consapevolezza che il meglio deve ancora arrivare. 

Un rapido passaggio a valle della gola di Gorroppeddu ci mostra una probabile meta per future uscite, poi finalmente arriviamo alla Cengia Ruvio, più nota come S'Istrada Manna. Spettacolo. L'ingresso alla cengia è delicato ma non difficile, dopodiché la si percorre tutta in tranquillità fino ad un altro punto verso l'uscita che richiede un po' di attenzione. 
S'Istrada Manna (foto di S.Muscas)

La tonalità ocra della cengia contrasta col grigio del calcare circostante e col verde intenso dei boschi che riempiono, ininterrotti, la valle sottostane ed il versante dei monti di fronte a noi. Decidiamo di fare qui la pausa pranzo per prolungare la sensazione di essere sospesi su una vallata meravigliosa. 
Dopo esserci rifocillati usciamo dalla cengia e iniziamo una ripida ed impegnativa salita su pietraia cedevole per raggiungere S'Ungrone 'e sa Rutta Niedda, dove una suggestiva apertura circolare nella parete di calcare bianchissimo forma una finestra sul cielo che, vista la splendida giornata, è di un azzurro intenso.


Sempre più soddisfatti passiamo la cresta di Serra Oseli, ammirando ancora una volta dall'alto il panorama mozzafiato, per ridiscendere verso il sentiero sterrato che ci porta a destinazione. L'anello si chiude con un buon bicchiere di vino e la promessa di nuove uscite in buona compagnia.






mercoledì 4 dicembre 2019

Il Mondo Perduto - Corona Niedda (Montiferru)





Il sogno di ogni appassionato di trekking è quello di avventurarsi in territori inesplorati e scoprire, prima di altri, meraviglie che la natura cela gelosamente. Lo spirito dell'esploratore è forse la qualità che meglio distingue un appassionato dal turista della domenica e la guida entusiasta dall'accompagnatore apatico.

Da ragazzino sognavo di naufragare sull'Isola Misteriosa di Verne, di unirmi ai pirati di Stevenson e, soprattutto, di trovare il Mondo Perduto di Doyle. Beh... l'ho trovato, più o meno. Non parlo di un altopiano del Sud America dai confini pressochè invalicabili e non ci sono certo animali preistorici, si tratta invece di una caldera vulcanica del Montiferru circondata da alte pareti basaltiche, anch'essa quasi inaccessibile senza attrezzatura e celata alla vista di chi si limita a seguire i sentieri.

Non sono certo il primo a capitarci ed il sito è ben noto a chi lavora o ha proprietà in zona, tuttavia il fatto di aver scoperto solo di recente questa perla nel territorio del mio paese (Cuglieri), e che anche molti compaesani non ne conoscano il nome né l'ubicazione, ne aumenta il fascino. 
"Corona Niedda" (corona nera) è, con tutta probabilità, una bocca vulcanica risalente al tardo Pliocene, la conformazione circolare delle grige pareti basaltiche dà  origine al nome. Gli alti bastioni s'infossano racchiudendo una folta vegetazione interrotta solo dal letto del torrente che vi scorre formando scivoli di roccia levigata, piscine naturali e piccole cascate. Le rocce presentano diversi tipi di conformazione, si passa dal tipico andamento colonnare del basalto ai suggestivi "buchi" ed archi nella roccia dovuti principalmente all'attività erosiva di vento ed acqua, fino alle evidenti stratificazioni delle colate laviche.

In questa uscita esplorativa non ci siamo imbattuti nella fauna locale, tuttavia gli evidenti segni del passaggio di cinghiali e mufloni fanno ben sperare in un futuro avvistamento. È ben nota anche la presenza di cervi in questo versante del Montiferru, tuttavia la loro natura schiva e l'estensione dei boschi ne rendono difficile l'avvistamento. Come nel "Mondo Perduto" anche in quest'angolo nascosto di Sardegna gli appassionati botanici potranno riscoprire meravigliosi endemismi tra cui bellissime orchidee.
Lasciando questo scrigno nascosto si può risalire per vedere la valle dall'alto ed esplorare le vicinanze senza restare delusi. Il suono costante dell'acqua che scorre ci accompagna alla scoperta di piccole cascate e canyon difficili da raggiungere. Nelle parti più esposte splendidi dicchi fungono da appoggio per antichi "cuili" e la vista è sempre spettacolare, sia che si rivolga lo sguardo verso bastioni fonolitici come "Sa Rocca 'e Freari", sia che ci si volti verso il mare.


Da questa località è facile raggiungere le cascate di Bia Josso nel territorio di Santu Lussurgiu, ma questo è un altro trekking, un'altra storia per un prossimo racconto.