È sempre difficile descrivere avventure come questa in Lapponia, sia perché non possono essere ridotte ad una fredda illustrazione del percorso e del territorio, sia perché la componente emotiva ha spesso un peso pari a quella esperienziale. Proverò a raccontare il viaggio, per quel che posso, pur sapendo di non poterlo rappresentare al meglio.
Conoscevo già da qualche tempo The Walking Robin, anche se solo virtualmente, e avevo approfittato di qualche prezioso consiglio su materiali e hacks per escursionismo. La sua proposta di un trekking in Lapponia mi è subito apparsa irrinunciabile e non potrò mai pentirmi della scelta, temo anzi (o meglio spero) che sarà il primo di tanti altri trek in ottima compagnia.
L'incontro con i compagni d'avventura ha, se possibile, rafforzato la mia convinzione che questo tipo di viaggio preselezioni persone speciali. Forse è la risposta all'esigenza di adattamento alle avversità, o magari la gente "in cammino" ha semplicemente una marcia in più. Di fatto ancora una volta ho conosciuto persone da cui imparare, ciascuna diversa dall'altra ed ognuna prodiga di sorrisi e pronta a dare una mano, nuovi amici che spero di ritrovare presto.

Abbiamo fatto base a Saariselkä nel nord della Finlandia, qui il primo giorno è stato dedicato all'ambientamento, sia in senso proprio che figurato. Abbiamo ritirato e testato l'attrezzatura e provato una prima breve ciaspolata su neve fresca e soffice. Le mie cadute mi hanno fatto sentire un bimbo che gioca con la neve e mi son valse l'appellativo di "incrociatore di ciaspole". Presa confidenza con le dotazioni e con le temperature e appuntati i primi consigli della guida, siamo rientrati al comodo e suggestivo chalet e abbiamo approfittato della cenetta preparata da Robin per conoscerci meglio.
Il giorno successivo inizia il trekking, un taxi ci porta a Kiilopää, presso uno degli ingressi al Parco Nazionale Urho Kekkonen, si inizia a camminare. Mi rendo subito conto di alcune cose: la prima è che è tutto fantastico, la seconda è che pian piano il mio passo da "campi solcati" tende ad abituarsi alle ciaspole e alla neve che fortunatamente è abbastanza compatta.

Il primo tratto, in leggera pendenza, ci porta a scollinare attraverso una bianca distesa che si perde all'orizzonte, contenuta da un cielo che vira dalle tonalità del rosa all'azzurro pallido. In questo periodo dell'anno la notte polare non consente al sole di sorgere ma le ore di luce ci permettono di camminare ed ammirare lo splendido paesaggio circostante. Qualche cartello segnaletico imbiancato spunta di poco dal manto di neve, quasi a testimoniare la presenza dell'uomo che altrimenti sarebbe dimenticata durante questa marcia silenziosa accompagnata solo dal rumore delle ciaspole e dal bramito dei bastoni da neve che smuovono lo strato superficiale più compatto.

Arriviamo ad una prima sosta alla hut di Luulampi, si tratta di un rifugio diurno nel quale possiamo accendere un fuoco e scaldarci con un tè caldo. Scambiamo due chiacchiere per una mezzora e ci prepariamo a ripartire. All'uscita l'impatto con il freddo intorpidisce le dita limitandone la mobilità, eravamo stati preparati, ma la sensazione e strana e per noi dell'Isola non c'è espressione più esplicativa di: "sas manos cancaradas". Riprendiamo il cammino e presto ci raggiunge il buio, le frontali ci illuminano la via e consentono a chi come me ha il passo corto di riunirsi ai compagni in testa al gruppo. Passiamo sul lago gelato di Rautulampi e raggiungiamo l'omonima hut che sarà il nostro rifugio per la notte.

La hut è composta da un unico ambiente con un piccolo soppalco e può ospitare molto comodamente otto persone, la stufa a legna riscalda velocemente il locale, e i fornelli a disposizione permettono di far bollire l'acqua che Robin ha attinto da un ruscello poco distante. Facciamo a gara a chi ha il pasto liofilizzato più "buono" e dopo aver ammirato l'arte d'intaglio del capo ci concediamo qualche chiacchiera, prepariamo un haiku per il diario del rifugio, poi tutti a nanna.

L'indomani la sveglia è comoda perché il tragitto non è troppo impegnativo, dovremo arrivare alla hut di Suomunruoktu, a circa otto chilometri di distanza. Il primo tratto in leggera salita ci porta in cima ad una brulla e vasta collina, la sensazione di libertà e la consapevolezza dello spazio intorno a me è travolgente. Il cielo grigio quasi si confonde con la distesa innevata e l'emozione è la medesima che provai sulle grandi dune del Sahara, incredibile che due ambienti così diversi, opposti, possano restituire sensazioni analoghe. Nuove emozioni scacciano le precedenti quando incontriamo il primo branco di renne, alcuni compagni di cammino hanno il coraggio di levare i guanti e prendere le macchine fotografiche, cosa di cui sarò molto grato considerando che senza gli occhiali (che mi si congelavano in faccia) per me quello è più che altro un branco di cioccolatini con le zampe.

Per riscaldarci un po' camminiamo fino all'inizio del bosco in cerca di una posizione poco ventosa, ci fermiamo per mandar giù una barretta dolce e una tazza di tè caldo ma riprendiamo presto il cammino perché le temperature stanno scendendo. Ad un tratto il sole che da sotto l'orizzonte si riflette su uno strato di nuvole basse ci dà l'illusione dell'alba, un po' stupito impiego qualche secondo per capire che si tratta solo di un effetto ottico. Seguiamo il fiume Suomujoki sulla sponda sinistra addentrandoci in un bosco da favola, non usuale a chi come me è più abituato a lecci e ginepri che a pini silvestri, betulle e abeti rossi.
La hut di Suomunruoktu è più tradizionale rispetto alla precedente, ma la conformazione è simile, anche qui la latrina è situata in una struttura separata a un centinaio di metri dal rifugio e con le temperature che scendono a -30° il congelamento delle chiappe è un'altra esperienza nuova da appuntare.
Prima del cenone di capodanno (che prevede un pasto liofilizzato buono come quello del giorno precedente), Robin ci mostra come spaccare con l'ascia la superficie del torrente ghiacciato per riempire i secchi d'acqua e ci svela in anticipo la sorpresa che aveva tenuto per dopo: un panettone che si è portato nello zaino per tutto il tempo per strapparci un sorriso e concederci tregua dal glutammato delle buste pronte. Grazie.
Niente brindisi a capodanno (qui gela tutto e le bottiglie sarebbero esplose), ma tante risate in buona compagnia. Stavolta nel libro del rifugio disegniamo i nostri alter ego immaginando i commenti dei prossimi finlandesi che passeranno a leggere: "pfh... italianen!". L'indomani mattina la partenza è alle sei pertanto bisogna riposare, ci si lava i denti servendosi del "secchio delle schifezze" e si inizia a sognare bianco.

La partenza del primo gennaio è la più fredda e la tappa la più lunga. Camminare al buio appesantisce un po' il passo, anche se una luna enorme rischiara la neve e allunga le ombre degli alberi. Ci concediamo una prima tappa nel riparo aperto di Laavu dove il fuoco acceso non riesce a scaldare le ossa, iniziamo quindi la salita che ci porterà alla hut successiva, Niilanpään Päivätupa, che raggiungiamo con le prime luci del giorno. L'atmosfera è gelida ma all'interno il fuoco è già acceso da due escursionisti che ci hanno preceduti. Ci rifocilliamo e riprendiamo il cammino che, forse per l'arrivo della luce o forse per la scarsa pendenza, ci sembra più leggero e ci consente di camminare in scarico.

Qui mi succede una cosa strana, dapprima un sorriso, poi una risata incontrollabile, senza motivo... è un momento di pura felicità. Sono grato. Il sentiero che ci porta all'arrivo si inoltra in un bel bosco rado, il cielo si tinge di rosa, la luna è incorniciata dai pini, le renne attraversano la pista, è la degna conclusione di un'avventura meravigliosa.
L'arrivo a Kiilopää chiude l'anello e segna la fine del trekking, ma non ancora quella del viaggio. Il ritorno alla "civiltà" ha un sapore dolce-amaro, si sente già la nostalgia del territorio selvaggio ma la si annega con qualche birra e con un'ottima cena a base di renna. Qualche ora passa alla ricerca di un souvenir da portare a casa e approfittiamo per vedere altri scorci suggestivi di Saariselkä. Manca la ciliegina sulla torta che arriva con l'esperienza sauna al Kuukkeli Sauna World: all'esterno -30°; tre tipi di sauna differenti con temperature altissime; per passare da un ambiente all'altro si esce all'esterno scalzi e nudi (o quasi), si cammina sul ghiaccio e si aumenta lo shock termico con un tonificante bagno in vasca fredda all'aperto. Un passaggio in vasca tiepida e si torna in sauna. Detto così potrebbe far paura ma è stata un'esperienza magnifica che rifarei subito.
Da questo viaggio porto indietro tante cose, alcune scritte e altre no, e porto la voglia di ripartire. Ringrazio Robin (per cui ho una stima altissima) per i racconti e le suggestioni che ha condiviso con noi, per gli insegnamenti e per la pazienza, e naturalmente per la sua professionalità. Ringrazio i compagni d'avventura che mi hanno sopportato e invito tutti a camminare qui in Sardegna, vi aspetto sull'Isola.
Nei post dei trek guidati non inserisco i dati tecnici e i tracciati, sono però fiducioso del fatto che se vorrete affidarvi a The Walking Robin per le vostre prossime avventure non potrete che esserne soddisfatti
Ti invidio, spero di tornare anch'io in invernale in quelle zone bellissime!
RispondiEliminaSpero di tornarci presto anche io 😉👍
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