Sogno un cammino di pace in Palestina: viaggio immaginario tra sentieri, città e libertà
Sogno un cammino di pace in Palestina
Da molto tempo mi chiedo cosa possa fare una persona comune, senza alcuna influenza politica o mediatica, per esprimere il proprio rifiuto della guerra e dello sterminio che sta colpendo il popolo palestinese.
Non ho strumenti particolari, se non questo blog dedicato al trekking, ai cammini e al viaggio lento in Sardegna e nel Mediterraneo.
Dal giorno della sua nascita sardegnatrekking.com ha raccolto migliaia di lettori e, anche se solo una persona in più dovesse fermarsi a riflettere, allora questo post avrebbe già un senso.
Gli argomenti che tratto qui sono normalmente molto lontani dalla geopolitica.
Parlo di sentieri, montagne, coste, silenzio, passi lenti e territori da attraversare.
Per questo motivo ho provato a immaginare la Palestina con gli occhi di chi cammina.
Non un’analisi storica.
Non uno slogan.
Solo il sogno di un cammino di pace.
Un trekking immaginario attraverso la Palestina
Nel mio sogno parto da Jenin e cammino verso Ramallah attraversando la valle del Giordano, senza checkpoint e senza muri.
Proseguo verso Jericho, una delle città più antiche del mondo, immaginando sentieri aperti, mercati vivi e strade percorse liberamente da chiunque.
Arrivo poi a Gerusalemme e percorro la città a piedi, da est a ovest, come si dovrebbe poter fare in ogni luogo del pianeta: senza paura, senza controlli continui, senza divisioni.
Immagino un urban trekking dentro la complessità di una città sacra a più popoli e religioni, dove il cammino diventa incontro e non separazione.
Dal Mar Morto a Betlemme
Nel sogno raggiungo Mineral Beach, sulle rive del Mar Morto, dopo la restituzione dell’Area C all’amministrazione palestinese.
Mi fermo a galleggiare nell’acqua salata, a riposare il corpo dopo giorni di cammino, osservando un paesaggio che appartiene alla storia dell’umanità intera.
Riparto poi per un trekking di più giorni da Betlemme ad al-Khalīl (Hebron), attraversando colline, villaggi e uliveti.
Vorrei respirare la storia senza il timore della violenza.
Vorrei vedere viaggiatori, pellegrini e abitanti condividere le stesse strade senza paura.
Gaza e il sogno più difficile
Nel mio sogno esiste anche Gaza.
Immagino di arrivarci in aereo e di percorrere a piedi la costa mediterranea fino a Rafah.
Un trekking sul mare, tra spiagge, pescatori, mercati e bambini che giocano.
Nel sogno nessuno soffre la fame.
L’acqua serve per vivere e non per sopravvivere.
I bambini non hanno negli occhi l’ombra dell’orrore.
E soprattutto, lungo il cammino, non sento l’odore dei cadaveri.
Camminare come gesto umano
So bene che questa prospettiva oggi appare quasi irrealizzabile.
Forse non la vedrò mai.
Forse non la vedranno nemmeno molte delle prossime generazioni.
Non spetta a me fare analisi storiche o politiche sul conflitto israelo-palestinese.
Non ho le competenze per spiegare decenni di guerra, occupazione, terrorismo, violenza e sofferenza.
Posso però scegliere da che parte stare sul piano umano.
Da escursionista, da viaggiatore e da persona che ama attraversare i territori a piedi, continuo a credere che il cammino possa rappresentare libertà, incontro e dignità.
Ed è questo il sogno che affido a queste righe: poter un giorno camminare in una Palestina libera, viva e finalmente in pace.

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