Da S'Archittu a Cabu Nieddu - cascate, mare e monumenti naturali

In una ventosa giornata d'inverno col mare in burrasca e dopo alcune giornate di piogge abbondanti non c'è nulla di più affascinante di un trekking sulla costa occidentale della Sardegna per ammirare la potenza delle onde che si infrangono sulle falesie e le spettacolari cascate a mare nel territorio del comune di Cuglieri. Consapevoli della massima attenzione che avremmo dovuto prestare a causa del vento nei tratti più vicini agli strapiombi costieri, abbiamo deciso di ripercorrere i sentieri che dall'arco naturale di S'Archittu portano alla cascata e alla torre costiera di Cabu Nieddu.

QUI DI SEGUITO IL VIDEO DEL TREKKING E LA DESCRIZIONE


La partenza ci regala da subito una vista mozzafiato sull'arco di bianca roccia calcarea, sui vicini isolotti e sullo scoglio della Balena (un promontorio caratterizzato dalla presenza della torre aragonese e dell'attiguo "pozzo" che danno il nome alla vicina borgata marina di Torre del Pozzo). Raggiunto l'arco iniziamo a camminare sulla roccia lunare che caratterizza questo tratto di costa per circa cinque chilometri. Ci muoviamo seguendo le diverse insenature scavate dalle onde sulle pareti calcaree, nelle orecchie il frastuono del vento e della mareggiata che percuote la costa.

La prima tappa a 1,5 km dalla partenza è "sa Rocca 'e Cagaragas", un'alta falesia a picco sulla baia di Santa Caterina di Pittinuri. Il nome della località non è casuale, l'altezza e il precipizio impressionano un po' ma la vista è fantastica. Proseguendo in discesa si arriva alle spiagge, la prima costituita da grandi ciottoli, la seconda da una sabbia ferrosa che mi ricorda gli esperimenti che da bambino facevo con le calamite, bastava avvicinare un magnete alla sabbia più scura per sollevare i granelli di ferro. Tramite una stretta scalinata in prossimità della spiaggia si arriva alla torre al fianco della quale si trovano i resti di una casermetta DICAT (milizia per la difesa antiaerea della seconda Guerra Mondiale). Scendendo sul lato sinistro della torre e passando sulla bianca roccia si arriva a una sezione del terreno caratterizzata da disegni geometrici che sono il residuo di una piccola cava servita probabilmente per la costruzione della caserma.

Seguendo la costa e le numerose insenature si arriva a Su Riu 'e sa Ide, località frequentata in estate dai bagnanti e famosa per le acque cristalline e la grotta di tufo (parzialmente crollata in tempi recenti), un tempo piattaforma per tuffi e divertimento. Bisogna risalire la parete calcarea per trovare il sentiero che segue il bordo della falesia fino alla località Su Coduleddu, riconoscibile per la presenza sul bagnasciuga di un enorme masso bianco. Sebbene ricordi di esser sceso più volte fino all'acqua (tanti anni fa), abbiamo deciso di proseguire poiché il terreno è diventato più instabile e ripido e il vento peggiora la situazione.

Da questo punto le bianche scogliere lasciano il posto alle alte pareti basaltiche, il sentiero si allontana leggermente dalla costa e per un tratto sparisce, anche se è impossibile perdersi una traccia GPS aiuta. Proseguiamo fino a raggiungere la strada sterrata che prosegue dritta fino alla località S'Attentu, dove possiamo ammirare la prima omonima cascata. È abbastanza semplice individuare il punto in quanto il salto si trova proprio alla fine della sterrata ed è raggiungibile tramite un brevissimo e ripido sentiero sul lato opposto rispetto al cancello che poi dovremo passare per proseguire il trekking. 

La cascata del Rio S'Attentu, presente solo in periodi di piena, è composta da due salti. Il primo, che è l'unico visibile da terra, ha un'altezza di cinque metri circa e si getta in un laghetto che alimenta il secondo salto a mare. Dopo una breve sosta e qualche foto risaliamo per proseguire verso la cascata più grande, quella di Cabu Nieddu, distante circa un chilometro. Una volta arrivati ci concediamo una lunga pausa per ammirare la meraviglia del torrente che si getta in mare con un salto di quaranta metri, il vento fa ballare la cascata e ne copre in parte il frastuono. 

È possibile guadare il torrente proprio in prossimità del salto per proseguire verso la torre aragonese, lungo questa parte del percorso il lentisco lascia spazio ad ampi prati il cui colore verde intenso, in contrasto con i neri bastioni basaltici, ricorda i paesaggi irlandesi. Una volta raggiunta la torre si potrà godere anche di una splendida vista sulla costa più a nord e vedere da lontano il "selciato dei giganti", una rara conformazione di basalto colonnare che per un piccolo tratto pavimenta il mare di scure lastre esagonali. 

Questo percorso è bellissimo in tutte le stagioni, anche se le cascate possono essere viste solo in inverno e ad inizio primavera, devo però dare alcune raccomandazioni: bisogna prestare la massima attenzione se ci si avvicina al bordo delle falesie, evitate pertanto selfie sui precipizi. In alcuni brevi tratti si accede a terreni privati, è quindi necessario averne rispetto. 

Per chi volesse ridurre il percorso è possibile partire da Santa Caterina o limitarsi all'ultimo tratto per vedere solo le cascate, in tal caso il punto di parcheggio è indicato in apposito waypoint nelle mappe qui sotto. Noi abbiamo organizzato staffetta con due auto percorrendo in tutto circa 14,5km

Di seguito è disponibile il tracciato del percorso (formati Wikiloc e AllTrails).


>>TRACCIATO WIKILOC<<


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