mercoledì 10 giugno 2020

Il Sentiero dei Banditi - Scano di Montiferro



Quando chi ama la propria terra riesce a raccontarla e a valorizzarla, suscitando dapprima l'interesse locale e riuscendo infine a richiamare escursionisti attirati da un'idea di cammino raccontato e partecipato, è come seminasse un raccolto che garantirà il frutto più buono. Ne è un'esempio l'iniziativa di Barbarighinu che intriga con il sentiero dei banditi. 

Incuriosito dai riscontri positivi avuti dai miei vicini di Sacano Montiferro ho deciso di percorrere il sentiero con pochi amici, con la promessa di rifarlo in compagnia della guida per ascoltare i racconti sui personaggi più o meno famosi che hanno trovato rifugio in queste terre ed accrescere le conoscenze sul mio territorio. Lascio le storie dei banditi che trafficavano qui a chi ne ha studiato le vicende e mi limito di seguito a descrivere il lato paesaggistico e naturalistico del sentiero.

Per comodità sono partito dal territorio di Cuglieri, attraverso il sentiero che dalla SP19 porta a Sa Pattada. La carrareccia taglia il bosco e dopo circa un chilometro di leggera salita, durante la quale si può iniziare ad ammirare la vegetazione locale, ci congiungiamo all'anello classico del Sentiero dei Banditi.

Da subito la varietà di colori e le mille sfumature di verde ci accolgono. Il vasto bosco di lecci si apre di tanto in tanto per far svettare grandi querce o lasciare il passo a prati punteggiati di giallo, bianco e viola. Considerata la ricchezza del bosco viene da chiedersi come fosse ancor più impressionante quando il bandito Francesco Medda si nascondeva qui, la zona fu infatti devastata da enormi incendi nella seconda metà dell'800. Ad arricchire il cammino moderno i bellissimi agrifogli che avrei voluto veder carichi di frutti rossi, ma siamo fuori stagione e mi accontento del pungitopo e delle prime bacche di salsapariglia.


La prima tappa del percorso è la vedetta di Sa Pattada, da qui la vista è splendida. Scesi con l'ausilio di corde fisse su un ripido sentiero tra i lecci arriviamo ad un altro punto panoramico e nonostante la giornata non sia limpidissima godiamo del meraviglioso paesaggio.

Prendiamo il sentiero in direzione Leari ed incontriamo "Sa Rocca Traessa", uno splendido dicco formatosi 3 milioni di anni fa quando le intrusioni di magma hanno riempito le fessurazioni nelle rocce che poi, erodendosi, hanno lasciato questi suggestivi e monumentali muri di xenolite. 


In alcuni tratti i dicchi sono stati utilizzati come appoggio per la costruzione di anniles (recinto per agnelli) e igriles (recinto per vitelli), ai quali si accompagnano piccole costruzioni (pinnettas) che in questa zona si distinguono da quelle tipiche del Supramonte in quanto costruite completamente in pietra. Ciò è principalmente dovuto alle caratteristiche della fonolite, roccia tipica del Montiferru, che si stratifica consentendo la cavatura di lastre piatte perfettamente sovrapponibili. Entrando in una di queste costruzioni riesco ad immaginare la vita dei miei avi e sento i fantasmi dei banditi che vi hanno trovato rifugio.

Proseguiamo il cammino con una visita al vicino Nuraghe Leari, attualmente in stato di abbandono. Piange un po' il cuore a ricordare che anni fa era meta per scolaresche. Mancano i sorrisi e gli sguardi curiosi dei bimbi che si immedesimavano giocando agli "uomini primitivi" mentre ascoltavano i maestri raccontare storie dei loro antichi avi.

Rientriamo attraversando un bellissimo bosco che anche a giugno garantisce temperature piacevoli, facendo filtrare qualche raggio di luce solitario che rende l'atmosfera quasi fiabesca. Il muschio sulle rocce, le querce, i lecci, gli arbusti, e i rampicanti che colonizzano gli alberi più alti, contrastano con la terra ricca su cui camminiamo. La natura ci regala alcuni splendidi porcini estivi, il cui profumo si aggiunge a quello caratteristico del bosco. 

Una giornata piacevolissima su un percorso semplice ed emozionante.








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