Cagliari ai tempi del Coronavirus


Non avrei mai pensato che un giorno avrei camminato per la città con lo stesso spirito con cui si affronra un’escursione: attenzione, silenzio e la sensazione costante che qualcosa sia cambiato per sempre.

Da quando sono iniziate le restrizioni per il coronavirus, andare al lavoro è diventata l’unica vera uscita concessa nelle mie giornate. Niente escursioni, niente sentieri nei fine settimana, niente partenze all’alba con lo zaino carico e il termos di caffè infilato nella tasca laterale. Solo il tragitto da casa all’ufficio. A piedi.

All’inizio l’ho vissuta male.
Per uno che è abituato a camminare per scelta, camminare per necessità ha un sapore diverso. Ma col passare dei giorni ho iniziato a guardare quelle strade vuote con gli occhi dell’escursionista.

La città durante il lockdown somigliava a un paesaggio abbandonato dopo un cataclisma. Non perché fosse distrutta, ma per quel silenzio irreale che cancellava ogni cosa conosciuta. Niente traffico. Niente motorini. Nessun vociare dai bar. Persino i semafori sembravano inutili, intenti a regolare un flusso che non esisteva più.

Camminavo al centro della carreggiata senza che passasse un’auto per minuti interi. Una sensazione che, in tempi normali, sarebbe sembrata impossibile.

In montagna impari presto a riconoscere i suoni del vuoto: il vento tra gli alberi, un sasso che rotola lontano, il tuo respiro durante la salita. In città non avevo mai sentito il silenzio, prima di allora. Probabilmente perché non esisteva più da decenni.

Continuavo a scegliere di andare a lavoro a piedi anche quando avrei potuto usare la macchina, camminare mi aiutava a mettere ordine, un passo dopo l’altro le preoccupazioni si attenuano, anche in mezzo a una pandemia.

A volte, tornando dal lavoro, allungavo il percorso. Attraversavo strade secondarie e vicoli stretti, senza traffico e senza persone la città mostrava dettagli invisibili nella normalità. 

Sembrava quasi di stare dentro una lunga domenica sospesa.

Ho imparato che anche una strada vuota può assomigliare a un sentiero. E che certe traversate, pure senza montagne intorno, restano comunque spedizioni interiori.

Quasi a voler certificare che era tutto vero, che non era un sogno, ho portato con me la GoPro ed ho filmato alcuni tratti del mio percorso, per mostrare a tutti Cagliari che aspetta, vuota, di tornare a vivere.

Vi lascio qui il video




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